L’impatto del Covid sul mondo della cultura

Arte, cinema, teatri, musei, concerti hanno sofferto molto la pandemia ma sono pronti a ripartire con nuovi progetti

È passato un anno da quando la pandemia ci ha travolto. Da quel 23 febbraio del 2020 niente è più stato come prima. Le nostre esistenze sono state del tutto stravolte: la vita famigliare, la scuola, le attività sportive, il tempo libero. Tutto si è trasformato per far fronte alla pandemia. Sentiamo parlare tanto di attività commerciali chiuse, di gente che ha perso il lavoro, di smart working e di DAD, di ospedali che faticano, di gente che non ce la fa, di vaccini. Tutto merita di essere raccontato, in modo che niente di questi giorni difficili venga dimenticato e che quanto vissuto possa essere da input per progetti futuri, intrisi di speranza e di audacia nel costruire un mondo migliore. Per l’occasione abbiamo voluto dare voce a quello che, a nostro avviso, è stato il settore più dimenticato, quello dell’arte e della cultura. Come hanno vissuto questo periodo i musicisti, gli artisti e i luoghi della cultura Siamo andati a chiederglielo. Ci siamo imbattuti in modi diversi di pensare la pandemia e le sue difficoltà, in nuove iniziative che riescono a superare la pandemia perché, dopotutto, la cultura è più potente. Tutti ci hanno raccontato come il covid abbia influito negativamente sulle loro vite e sul loro lavoro, ma tutti hanno anche voluto parlarci dei progetti per il futuro che, nonostante le grandi difficoltà, non si fermano. Ciascuno ha dimostrato grande passione per il proprio lavoro, confidandoci come il confronto e lo scambio di pensieri e di idee siano stati per tutti un modo di ritrovare entusiasmo per il proprio lavoro. Chi più, chi meno, è riuscito ad utilizzare il potentissimo strumento che abbiamo sempre avuto a disposizione ma che non abbiamo mai veramente sfruttato, il web. Molti degli eventi che erano programmati in presenza sono stati svolti a distanza, attraverso nuove piattaforme di comunicazione e strumenti di videoconferenza. Ad esempio, Laura Boni, rappresentante del Sistema bibliotecario urbano di Bergamo, ci spiega che durante l’isolamento «è partita l’iniziativa Storie per chi le vuole su Facebook per i più piccoli; è stato attivato il servizio di prestito in varie modalità, così si possono prenotare libri on-line e restituirli in dei “cassonetti” davanti alle biblioteche». Silvia Briozzo, attrice e regista nel mondo del teatro, ci racconta come alcuni lavoratori abbiano trasformato le performance in presenza con eventi in streaming, letture e spettacoli sul web. Alcuni teatri «fanno piccole rassegne a pagamento con spettacoli on-line, per vedere i quali si paga un biglietto». Una novità interessante è il Teatro d’asporto o Deliveroo, ossia la possibilità di prenotare uno spettacolo a casa con poche persone. In tutti gli ambiti è emersa chiara una cosa: il contatto umano e la possibilità di esercitare il proprio lavoro in presenza manca moltissimo a tutti, e anche se la pandemia ha portato aspetti positivi, ha anche scritto una nuova pagina negativa nella storia del modo in cui viene condivisa la cultura.

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