Inutile prolungare le lezioni fino a giugno

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Gianfranco Giudice, professore di liceo, illustra i problemi della scuola in tempo di pandemia e alcuni errori commessi

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Abbiamo intervistato il professor Gianfranco Giudice. Ad un anno di distanza dall’inizio della pandemia, le scuole verranno nuovamente chiuse. Cosa ne pensa «Di fatto sono chiuse. Io penso che lo rimarranno fino alla fine dell’anno. Se ci va bene potremmo ritornare a scuola le ultime settimane, sempre alternando la presenza e l’assenza.» Sono stati commessi degli errori «Io penso che sia inevitabile, considerate le condizioni in cui ci troviamo. Sicuramente si doveva pensare ad organizzare meglio i trasporti e fare in modo che l’affluenza a scuola potesse avvenire in sicurezza. In particolare il problema dei trasporti è quello che ha creato grandi difficoltà perché a scuola gli studenti riescono a stare distanziati» L’attuale Ministro vorrebbe prolungare l’anno scolastico di un mese. Crede che sia un provvedimento utile «Io penso che non serva, perché credo che gli studenti siano stanchi. Più utile è riaprire le scuole prima, cominciare le lezioni dall’inizio di settembre, più che prolungarle fino alla fine di giugno» La situazione che abbiamo vissuto in questo ultimo anno ha condizionato la nostra vita sotto molti aspetti. Per gli studenti è stato un anno a fasi alterne. Cosa rimarrà di questa esperienza «È un’esperienza di vita che i ragazzi si porteranno con sé. Pensiamo a quei ragazzi, a quegli studenti che hanno vissuto l’esperienza delle guerre dove addirittura le scuole sono state chiuse e non c’era neanche la DAD. Rimarrà secondo me un insegnamento che va al di là della scuola: è imparare a vivere, a fronteggiare situazioni estreme nelle quali dobbiamo tirare fuori il meglio che abbiamo e cercare appunto di andare avanti comunque, di fare al meglio le cose che possiamo fare. Quindi se i ragazzi da una parte hanno perso sicuramente qualcosa in senso didattico, potrebbero alla fine avere guadagnato ed imparato moltissimo su un altro fronte, che è quello delle esperienze di vita e della crescita personale» In ultimo, alcuni scienziati prevedono che questa pandemia non sarà l’ultima. Come la scuola dovrà organizzarsi in futuro per non trovarsi impreparata «Sicuramente la tecnologia è uno strumento utile per affrontare queste situazioni. La scuola deve innanzitutto attrezzarsi ancora meglio con le infrastrutture tecnologiche perché sappiamo che in molte realtà purtroppo sono carenti, soprattutto nel Sud dell’Italia. Bisognerà fare interventi anche agli edifici, in modo tale da avere più spazio, perché la presenza di tanti studenti in una classe possono rappresentare un problema. Anche gli insegnanti, che per necessità hanno dovuto imparare ad usare nuove tecnologie devono rafforzare queste nuove competenze e conservare quello che di buono potrebbe rimanere anche nell’organizzazione della vita scolastica perché le lezioni si fanno in classe, però molte attività potrebbero essere ancora fatte distanza»

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