La chiesa di Sant’Ignazio non ha più segreti

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Gli alunni guidano i visitatori alla scoperta dei tesori contenuti nella «gesa di fra» così chiamata dagli anziani in ricordo dei Gesuiti

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All’estero l’Italia è apprezzata per i magnifici paesaggi, il clima, i monumenti, l’arte, il buon cibo e, non da ultimo, le innumerevoli chiese. Un esempio di questo straordinario patrimonio è Ponte in Valtellina (prov. Sondrio), un piccolo comune incastonato tra le Alpi. Ebbene qui la sola parrocchia di San Maurizio conta 17 chiese, alcune visitabili, altre private, dal particolare rilievo storico-artistico. Tra le più importanti troviamo la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. Dagli anziani è chiamata «gesa di fra» proprio in ricordo dei padri gesuiti che, presenti in paese dal 1560 al 1773, esercitarono le funzioni religiose in quel luogo di culto. Per soddisfare la nostra curiosità ci siamo avvalsi della storica di Ponte, Augusta Corbellini, che prendendoci «quasi per mano» ci ha accompagnato all’interno di uno tra i più interessanti edifici religiosi di architettura seicentesca. Dal momento che la storia è il substrato della cultura, l’esperta ci ha condotto indietro nel tempo allorché i Gesuiti arrivarono a Ponte. Ma perché Il nobile Antonio Quadrio chiamò in paese un gruppo di Gesuiti nel loro ruolo di educatori al fine di contrastare l’indesiderata e temuta diffusione del protestantesimo, favorita questo dalla presenza dei Grigioni in Valtellina. Quadrio quindi donò loro un vasto territorio che oggi costituisce il complesso comprendente la scuola secondaria di primo grado, la chiesa, la piazza, la biblioteca, il refettorio. Le affascinanti notizie storiche ricevute hanno solleticato la nostra curiosità sull’edificio religioso che fu fortemente voluto dai pontaschi come voto contro la peste. La posa della prima pietra avvenne nel 1639, mentre nel 1642 si celebravano già le prime funzioni. La semplicità e l’essenzialità sono caratteristiche architettoniche tipiche dei Gesuiti che ritroviamo nello stile della facciata, così come nell’interno costruito in un’unica navata per meglio accogliere i fedeli e favorirne l’acustica. Quello che maggiormente attira l’attenzione di chi visita la chiesa è quanto di prezioso custodisce a cominciare dai dipinti, affreschi, statue, decorazioni iniziati solo alla fine del 600 e dal piccolo organo settecentesco. Volgendo lo sguardo in alto, al centro della volta della navata, si ammira il maestoso affresco di Cesare Ligari dedicato a Sant’Ignazio che irradia la fede nel mondo caratterizzato da vivaci colori: quattro fanciulle rappresentano in modo allegorico i continenti fino allora conosciuti, testimoniando anche le conoscenze geografiche del tempo. Alla fine di questa interessante esperienza i cori di apprezzamento sono stati unanimi perché ciò che prima non conoscevamo…adesso è diventato “nostro”. Ci sentiamo inoltre «privilegiati» di poter ammirare questo monumento ogni giorno in quanto la nostra scuola si trova proprio di fronte alla meravigliosa «gesa di fra».

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