Un’epidemia di svastiche imbratta i muri

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Scritte e disegni di dubbio gusto incitano i cittadini alla violenza inutile e gratuita e, purtroppo, a volte fanno proseliti

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Tutti i giorni passeggiamo per le vie della città, ma abbiamo mai fatto caso alle scritte sui muri A tutte quelle volgarità, quei graffiti inappropriati ai quali passiamo di fianco, spesso senza farci caso Ultimamente, osservando le scritte tra le vie di Lecco, si può dedurre che uno dei soggetti prediletti sia la svastica. In via Bolis, nella frazione di Malavedo, appare la scritta: «Sindaco a morte», realizzata con una bomboletta spray nera sulla porta di ingresso dell’ex palestra. Il sindaco Gattinoni ha ricevuto questa dedica in seguito all’invito rivolto ai cittadini a «sottoscrivere la proposta di legge contro la propaganda fascista». Nonostante la minaccia di morte, il primo cittadino dichiara di non sentirsi in pericolo, ma di essere preoccupato maggiormente per l’ignoranza e la cattiveria che si insinuano tra le vie della città. Tale scritta, simbolo di violenza e odio, fa seguito ad altre apparse recentemente in alcune zone della città come quelle nel rione di Rancio e presso la sede lecchese dell’A.N.P.I. Quest’anno, infatti, le celebrazioni del giorno della memoria sono cominciate in anticipo: il 24 gennaio 2021 alcuni vandali hanno imbrattato con una svastica la targa affissa accanto all’ingresso dell’A.N.P.I.. Lo stesso simbolo nazista appare anche sui muri di Rancio, sulla parete esterna dello storico acquedotto, accompagnato dalla frase tremenda: «nei forni c’è ancora posto». Confrontando i due atti vandalici si può osservare che entrambi sono stati realizzati, a breve distanza di tempo, con la stessa bomboletta spray, con gli stessi contenuti e nella stessa zona. Si può supporre chel’autore sia lo stesso Qualcuno decide però di controbattere trasformando l’incitazione nazista in: «nelle foibe c’è ancora posto». Il Comune, a questo punto, interviene facendo ripulire il muro. Sulla vernice grigia ora è comparso un murale realizzato da un artista di strada raffigurante l’immagine di una farfalla gialla che aleggia al di sopra del filo spinato, simbolo della Shoah. Questo disegno ha messo a tacere l’aspro «carteggio», colorando di bellezza e significato il muro violato. Anche i muri della nostra scuola, sono stati infettati da questi simboli nazisti. Infatti, è stata trovata una svastica incisa sullo stipite della porta di uno dei bagni maschili, sovrastata da una grande «W». Questa incisione è stata realizzata erroneamente con i bracci in senso opposto ed è teneramente accoppiata alla scritta «Chiara ti amo» Purtroppo questi sono solo alcuni tra i molti disegni e scritte indegne che imbrattano d’odio e di violenza la nostra città. Ormai tre quarti di secolo ci separano dalla caduta del nazismo, ma ancora qualcuno continua imperterrito a richiamarne i suoi simboli nell’intento di provocare. E l’ultima incisione citata diventa esempio e portavoce del modo inconsapevole e improprio con il quale spesso si utilizza la famigerata croce uncinata.

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