Ridurre gli sprechi per diminuire l’inquinamento

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Il riciclo degli oggetti dando loro nuova vita permette, ad esempio, di consumare molta meno acqua nella filiera produttiva

Incontro fra gli studenti della 2B della scuola «Caterina Cittadini» di Calolziocorte con Paola Tognini, collaboratrice di Silea, impresa lecchese che si occupa di gestione e smaltimento dei rifiuti. Scopo dell’intervento è quello di far riflettere i giovani sul ciclo di vita degli oggetti di uso comune e di sensibilizzarli all’utilizzo più ecologico degli stessi. Ogni cosa, come gli esseri umani, ha un ciclo vitale che ciascuno può seguire. Spesso, però, ci si ferma solo ad alcune fasi: acquisto, uso e fine. Non si riflette sulla nascita e soprattutto sul riciclo, che rende possibile la chiusura del cerchio. Perché è importante conoscere da dove proviene e come è prodotto un oggetto Sicuramente per ridurne gli sprechi in termini sia di inquinamento sia di energia e acqua usati. In particolare serve ai consumatori per acquistare prodotti meno inquinanti e più rispettosi dell’ambiente. In merito a questo gli alunni hanno poi riflettuto sui consumi che si celano nella filiera produttiva di ogni oggetto: in particolare hanno fatto scoperte interessanti sull’acqua virtuale, usata e inquinata per fabbricare beni e servizi immessi sul mercato. L’acqua virtuale determina quella che è definita impronta idrica: essa è analoga a quella ecologica, ma, mentre quest’ultima calcola l’area totale di superficie produttiva necessaria a produrre beni e servizi consumati da una data popolazione, l’impronta idrica calcola i litri d’acqua necessari a produrre gli stessi beni e servizi. Ciò che è stato scoperto fa riflettere! Scarpe, smartphone e t shirt sono tra gli oggetti di uso quotidiano con un’impronta idrica notevole: un telefono di ultima generazione prevede un impiego di circa 13000 litri di acqua, un paio di stivali di pelle 14500, una t-shirt di cotone 2700 e un paio di jeans circa 10000 litri. E pensare che ogni persona non ha un solo paio di jeans nel proprio armadio! Pure nella produzione del cibo che si mangia c’è tanta acqua: per arrivare alla pizza margherita si consumano circa 1300 litri di acqua, mentre dietro un hamburger da 150 g ci sono ben 2400 litri di questo «oro blu», che si dà sempre più per scontato. Quindi, se si misurasse il consumo in acqua di ciò che si mangia, con i vestiti e gli accessori che si indossano, si otterrebbe un’impronta idrica individuale altissima. Basti pensare che nei Paesi ricchi si usa una quantità di acqua fino a 50 volte superiore a quella necessaria. É giunto il momento di trasformare le parole in fatti e di assumere atteggiamenti ecologicamente responsabili e sostenibili. Questo intervento è stato utile per capire che ognuno nel proprio piccolo può fare la differenza nel preservare l’ambiente non solo per sè, ma soprattutto per le generazioni future. L’uomo ha a disposizione una sola Terra, ma ora si sta comportando come se ne avesse quasi due. Quindi occorre agire in fretta, innanzitutto correggendo le piccole abitudini quotidiane.

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