SICUREZZA STRADALE

Nella vita di tutti i giorni attraversiamo la strada. Nella vita di tutti i giorni guidiamo la bicicletta, il motorino o la macchina. Sappiamo che è pericoloso, ma sappiamo anche che è un rischio inevitabile. Sappiamo che l’auto è più comoda, sappiamo che il motorino è più veloce in città, vediamo gli altri guidare e sappiamo che è un rischio che possiamo accettare e quindi … lo accettiamo e non ci pensiamo più.
Purtroppo, è a questo punto che possiamo fare quell’errore che ci può costare assai caro.

Dovendo scrivere questo testo a febbraio non abbiamo la disponibilità dei dati degli ultimi mesi del 2020, pertanto ci dovremo accontentare di osservare il solo periodo gennaio-settembre. Che non è poco. Secondo le statistiche, nei primi nove mesi dell’anno scorso, solo in Italia ci sono stati 90.821 incidenti stradali che hanno causato 1.788 morti e 123.061 feriti. In questo caso niente è più vero dell’aforisma di Oscar Wilde:
L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione”.

Questo ammaestramento lo potremmo anche trarre da ciascuno dei 123.061 feriti dell’anno scorso o magari anche da quelli dell’anno prima.
123.061 persone. Avete mai provato a contare fino a 123.061? Cento-venti-tremila-sessantuno… e questo è il numero che riguarda solo i feriti!

Facciamo un esercizio di immaginazione.
Nel luglio del 2017 al Modena Park, Vasco Rossi ha celebrato i 40 anni di attività. Al concerto erano presenti 220 mila spettatori. Pare sia stato il concerto mondiale con il maggior numero di spettatori paganti di sempre. Nel 1989 i Pink Floyd, nella laguna di Venezia, avevano un pubblico di 200 mila spettatori. Voi dite… Si, però sono circa 80-100 mila persone in meno. Si… ma mentre nel primo caso si tratta di persone in festa nel secondo caso no.
Approfondiamo di più e vediamo chi sono queste persone.
Secondo le statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’utilizzo dell’auto in Europa comporta viaggi più brevi di 3 km in oltre il 30% dei casi e più brevi di 5 km per oltre il 50% dei casi. Dai dati si legge che le vittime della strada siamo noi. Siamo noi quando andiamo a scuola, quando andiamo in discoteca, al parco, in ufficio, a fare un giro con gli amici.
Non ci credi? Dei 90.821 incidenti stradali dell’anno scorso, 5 incidenti su 100 sono avvenuti in autostrada, 21 in strade extraurbane e 74 nei centri abitati e nella viabilità ordinaria.

Poi c’è la tipologia di trasporto. Se ci limitiamo ai guidatori quasi la metà degli incidenti mortali hanno interessato cicli e motocicli. C’è da pensare. Un po’ di anni fa le statistiche europee contemplavano anche una stima del rischio dei diversi modi di trasporto. Ad esempio, dal bollettino del 2000 si poteva vedere che a parità di distanza percorsa, la mortalità di chi viaggiava in moto risultava quasi 10 volte più elevata di un corrispondente viaggio in auto e 140 volte più elevata di un viaggio in autobus di pari lunghezza.
Facciamo un po’ di fantascienza. Fingiamo che le moto vengano inventate domani e non consideriamo il fatto che questa tipologia di trasporto è oramai un modo consolidato ed economico per milioni, anzi miliardi di persone. A fronte di questi dati, quale governo al mondo sarebbe disposto ad omologare veicoli che presentano tali caratteristiche di sicurezza? Inoltre, sarebbe razionale sceglierlo come modo di trasporto privilegiato per i
più giovani ed inesperti alla guida? E già. Ma i giovani? Che dire poi dei più giovani? Secondo le statistiche europee nel 2018 il 12% delle persone morte nell’UE in incidenti stradali avevano tra i 18 e i 24 anni, mentre solo l’8% della popolazione europea rientra in questa fascia d’età. Questi dati mostrano che i giovani continuano ad avere una probabilità sproporzionatamente maggiore di essere coinvolti in un incidente stradale mortale e la percentuale non è assolutamente da sottovalutare se si considera che a questa età i motivi di morte dovrebbero essere dati da cause eccezionali. La strada risulta essere la prima causa di
morte. Questa disparità del rischio per i giovani è un indicatore di quanto il comportamento, che nei giovani è naturalmente esuberante, possa incidere negativamente. Le statistiche attestano il fattore umano incide per oltre il 90% dei casi come causa o concausa di morte. Si tratta dunque di  imprudenza, distrazione, velocità, sonno, ecc.

L’insicurezza stradale non è un castigo di Dio: è una nostra scelta quotidiana. È la tua scelta quotidiana. Giovani attenti ed informati sarebbero sicuramente dei leader nel garantire la propria e l’altrui sicurezza. Bisogna informarli: aiutaci con il tuo articolo!

Per approfondire questo argomento visita Autostradafacendo.it – notizie su autostrade e sicureza stradale (sina.co.it)