Scuola media «San Carlo» Rho (MI) – Laboratorio di giornalismo

La generazione degli «Asocial» è ora «Social»

I ruoli si sono invertiti e in questo momento «essere connessi» è diventato indispensabile per non essere dimenticati dal mondo

Eccoli qua. Sono quelli che fino a gennaio 2020 erano la generazione dei social, dei telefonini, dei tablet. Quelli che non potevano stare senza essere connessi al punto di comunicare con gli amici sempre e solo attraverso whatsapp o chat varie, coloro che andavano a scuola e non vedevano l’ora di finire le lezioni per prendere il loro smartphone. Quelli che gli adulti definivano «gli asociali»; gli «Asocial». Già! Genitori convinti, vedendo i propri figli o nipoti sempre attaccati ad un aggeggio elettronico, che gli adolescenti sarebbero diventate persone «chiuse», isolate, che avrebbero perso il gusto e il piacere della compagnia degli amici. Ma tutto questo era prima della pandemia. Poi a causa della quarantena tutto è cambiato, i ruoli si sono invertiti e gli asocial sono diventati «social». I ragazzi non potendo andare a scuola, uscire, fare allenamenti, hanno sfruttato a loro favore l’unico mezzo per poter stare «connessi col resto del mondo», lo smartphone è stato lo strumento che ha permesso di poter seguire le lezioni online, di giocare con gli amici, e soprattutto di comunicare con i parenti. Un’Italia che si è fermata nelle strade ma non nelle case dove grazie ai vari collegamenti ha ritrovato il senso della condivisione e in alcuni casi anche degli affetti. Molte scuole hanno usufruito di tecnologie all’avanguardia per cercare di portare avanti il piano dell’offerta formativa e di rendere meno pesante questa pandemia, come hanno fatto anche musei e chiese. Per poter mettere in rete l’intero Paese, e non solo, sono state utilizzate piattaforme quali Zoom, Meet, Instagram e tante altre. Tutto questo però non deve far abbassare, soprattutto ai più giovani, l’attenzione su quelli che sono i rischi, i pericoli della rete internet. Le cronache sono piene di notizie che riportano storie di truffe, e raggiri online, che in questo periodo sono aumentate notevolmente. Bisogna sempre stare attenti a quello che succede, imparare a riconoscere le fake news che creano solo confusione e distorcono la realtà mettendo in agitazione le persone. Essere passati dalla generazione degli Asocial a quella dei Social ha anche un lato divertente: spesso, in questa fase di emergenza che si sta vivendo tutti, il dover restare a casa, spesso lontano dai propri affetti, con lo smart working dei genitori, è toccato ai ragazzi dare una mano a mamma e papà, o ai nonni, per connettersi. Non è facile trascorrere tante ore in casa, soprattutto quando si è anziani, si è preoccupati e non si ha la famiglia vicina. Ecco che le video chiamate sono diventate un modo per sentirsi meno soli e soprattutto più tranquilli nel vedere che gli altri stavano bene. E allora un grazie anche ai nostri ex «Asocial» che hanno dato il loro contributo, pur se piccolo rispetto a medici, infermieri, volontari, a chi lavora nelle case di riposo, al supermercato, o chi fa le pulizie, nel cercare di sconfiggere questo Coronavirus.

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