Scuola primaria Folli-Piateda Ponte di Valtellina (SO) – Classe 5^

Un gruppo di giovani produce mascherine

Hanno costruito artigianalmente una macchina automatizzata che ne sforna 4500 al giorno. Già 40mila pezzi regalati a cittadini e aziende

#Andràtuttobene, ma nel frattempo non si può restare fermi solo a guardare quello che succede intorno Si era convinti, convintissimi che le maschere s’indossassero solo nel periodo di Carnevale. Poi, come un fulmine a ciel sereno, solo pochi mesi fa si è scoperto che esiste un nuovo tipo di mascherina…o meglio…diversi nuovi tipi di mascherine…tutti riconducibili al Covid – 19. Non si sta di certo a spiegare cosa sia, da dove viene e di come il coronavirus si è sviluppato. Una cosa è certa: le vite sono state improvvisamente stravolte completamente. Il sentimento che continua a logorare la quotidianità è la paura che ha imprigionato tutti gli altri sentimenti. La libertà individuale e familiare è stata blindata dentro quattro mura e le abitudini soffocate. La preoccupazione è costante. Non si è ancora riusciti a trovare un vaccino in grado di annientare per sempre questo mostro. E’ doveroso dire grazie al personale medico e paramedico, alla protezione civile, alle forze dell’ordine, ai volontari che non ci hanno lasciato soli fin dal primo giorno della pandemia. Indossare le mascherine è obbligatorio se si vuole salva la vita e non nuocere all’altro. Esse sono di varie tipologie e di colori diversi. Per un certo periodo non è stato facile reperire questi dispositivi di protezione. Non si può dunque restare fermi solo a guardare quello che succede intorno a noi. Ecco allora la forza delle donne che, diventate bravissime sarte e senza scoraggiarsi, hanno cucito a mano moltissime mascherine. A Piateda invece un gruppo di giovani ha deciso di costruire artigianalmente una macchina automatizzata in appena venti giorni, capace di produrre 4500 mascherine chirurgiche al giorno. Già 40mila i pezzi sfornati e regalati agli abitanti e alle aziende locali. Questa stupenda squadra ha dimostrato ingegno, volontà, disponibilità, altruismo. Attivarsi per la comunità rappresenta un vero orgoglio, una bellissima idea, un’invenzione sensazionale, un nobile gesto, un vero senso di appartenenza. Da poco si è anche svolta la giornata internazionale dell’infermiere e, chiudendo gli occhi, piace vedere indossare le mascherine prodotte a Piateda. Non vanno dimenticati che sono quasi 500mila gli infermieri impegnati in prima linea contro il Covid-19 sul territorio nazionale. Dietro quella mascherina, batte il cuore di un essere umano che si pone al servizio dell’umanità. Papa Francesco li ha paragonati «a dei buoni samaritani che si fanno carico della vita e delle ferite del prossimo. Custodi e servitori della vita, mentre somministrano le terapie necessarie, infondono coraggio, speranza e fiducia. A volte vi trovate accanto ai malati mentre stanno morendo, donando conforto e sollievo negli ultimi istanti. Per questa vostra dedizione, voi siete tra i santi della porta accanto». Mai come oggi si capisce che la felicità è fatta di piccole cose. Il coronavirus ha insegnato all’uomo il vero valore della vita. Si è imparato quindi a proteggerla, coccolarla, condividerla, apprezzarla più di ieri, meno di domani.

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