Scuola secondaria di Primo Grado «B. Luini» Lora (CO) – Classe 2^B

Maglioni realizzati col succo di arance

Numerose sono le opportunità per ridare vita a prodotti altrimenti destinati alla spazzatura. Il cibo è un bene primario da non sprecare

Il futuro del pianeta parte dal riso e dalle arance. Oggi lo spreco alimentare è uno dei principali problemi mondiali: infatti si sperperano quasi 12 miliardi di euro all’anno per comprare cibo, che poi andrà buttato. Per cercare di porre un rimedio a ciò, molte aziende hanno usato scarti di cibo per produrre maglioni, piatti o birre. Ad esempio, in Italia, è nata l’Orange Fiber, un’azienda che realizza un tessuto attraverso il residuo umido, che resta alla fine della produzione industriale di succo di agrumi. Un altro modello è Toast Ale, un’impresa britannica, che dal 2016 recupera e ricicla fette di pane fresco, destinate ad essere buttate e che invece si trasformano in una birra di alta qualità. Anche Rice House è in prima linea contro lo spreco: con gli scarti delle coltivazioni del riso fabbrica intonaci e materiali ecosostenibili impiegati in costruzioni moderne. Il buon esempio non viene solo da queste realtà. Infatti, diversi programmi per bambini, come Peppa Pig, hanno contribuito alla riduzione dello sperpero, attraverso dieci significativi messaggi, così che molti bimbi sono stati sensibilizzati sull’argomento. Allo stesso scopo è stata creata anche l’app «To good to go», pensata inizialmente per chi non aveva soldi per permettersi una grande spesa e diventata poi un valido mezzo per combattere lo spreco. Si può ordinare online una “Magic box”, contenente prodotti di negozi alimentari, bar o supermercati, che a fine giornata sarebbero destinati ad essere buttati. Sono queste tutte iniziative virtuose, per far fronte ad un problema talvolta erroneamente sottovalutato. Uno studio del 2018, condotto nei paesi europei, ha riscontrato che lo stato meno accorto sullo spreco è quello dei Paesi Bassi, mentre l’Italia è abbastanza virtuosa con il suo14% di avanzi. Tra gli alimenti più dissipati vi sono frutta e pane fresco, mentre quelli meno sprecati sono carni rosse e gelati. E il motivo di ciò è sempre quello: le famiglie acquistano una quantità maggiore di cibo rispetto a quella che serve veramente e così lo buttano, perché va a male o perde sapore. A chi non è mai capitato che, andando al supermercato, con l’intenzione di prendere un solo prodotto, abbia finito per comprare ciò che non era necessario Questo succede, perché si tende ad acquistare tutto ciò che è in offerta o in promozione. Per far sì che non ci si dimentichi del problema, dal 2014, ogni 5 febbraio, ricorre la Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare.Un male dei nostri tempi No. Esisteva già, ad esempio, durante i banchetti romani. «Vomitare per mangiare, mangiare per vomitare» è una frase di Seneca, che rappresenta il modo di stare a tavola dei nostri avi, che si inducevano il vomito, per ricominciare a ingurgitare cibo e bevande in modo godereccio. La storia non è edificante. Ma il cibo è un bene primario: non sprecarlo è fondamentale, salvare il pianeta, gli animali e le piante lo è ancor di più.

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