Scuola Secondaria 1° grado “ San Giovanni Bosco” Fara Gera D’Adda – Classe 2^A

C’era una volta il lago Gerundo

Il mistero di un «lago fantasma» che 5000 anni fa si estendeva alla confluenza dei fiumi Adda, Brembo, Serio ed Oglio

Un tempo il nostro territorio era un enorme specchio d’acqua, chiamato lago Gerundo. La sua storia ha un inizio molto lontano: nasceva circa 5000 anni fa, insieme alla Pianura Padana, formato dalla confluenza di quattro importanti fiumi, ovvero Adda, Brembo, Serio e Oglio. Era noto come «lago fantasma», perché appariva e scompariva secondo le piene e le epoche. La sua massima estensione fu di 200 Kmq, era poco profondo, si dice 10 o 20 metri al massimo, e comprendeva i territori delle province di Bergamo, Lodi, Cremona e Milano. Nelle stagioni di magra diventava una palude, covo di malattie e altre infezioni. Al centro del lago sorgevano diversi isolotti, il più grande era chiamato Fulchèria, dal nome del condottiero bizantino Fulkar, di cui era il signore. Quest’isola corrispondeva circa al territorio di Treviglio, Caravaggio, Casirate e Arzago. In epoca preistorica sulle sponde del Gerundo vivevano i Jugunti, di cui sono rimaste delle piroghe monoxile (formate da un solo tronco cavo), alcuni anelli per l’attracco delle navi e alcuni tronconi infissi nel terreno, resti delle palafitte. Molto tempo dopo i Romani, grandi ingegneri, bonificarono il luogo e lo resero campagna fertile. Quando poi l’Impero Romano cadde, il territorio fu abbandonato e con le invasioni barbariche le campagne si spopolarono. Lo storico Paolo Diacono documentò alla fine del VI sec. che, a causa di un’incessante pioggia, l’irruenza dei fiumi ricreò un lago, chiamandolo mara, che significa grande palude. Nel Mille alcuni monaci, come i cistercensi e i cluniacensi, bonificarono di nuovo la zona, trasformandola in terreno fertile da coltivare. Prosciugato il Lago Gerundo rimase la Glarea, cioè la sabbia e la ghiaia, di cui è costituita la Gera d’Adda ( Abdua glaerae), che è toponimo, ovvero il nome-marchio che identifica il nostro territorio. Sempre al Medioevo, più precisamente al 1100-1200, risalgono le opere più importanti, come la costruzione di rogge, navigli e sbarramenti per regolare le acque del fiume Adda. La fantasia popolare narra che un tempo nelle acque del Lago Gerundo vivesse un drago di nome Tarantasio che, avvicinandosi alle rive, faceva strage di uomini, ammorbando l’aria circostante col fetore del suo alito. Lo raccontò per primo un cronista milanese di nome Paolo Mirigia, nel XVI secolo, scrivendo anche che Uberto, capostipite dei Visconti di Milano, lo uccise, facendo di questo mostro il simbolo del proprio casato. Siccome le leggende nascono per dare spiegazione a fatti incompresi, ecco svelato il mistero: il lago stava sopra un enorme giacimento di gas metano e sul fondale crescevano delle alghe che, per mancanza di ossigeno, fermentavano, formando delle bolle di gas nocivo che spandevano nell’aria un odore orribile. Chiunque vivesse a stretto contatto con il lago finiva per ammalarsi e morire. Questo “morbo” colpiva soprattutto le persone più deboli, come i bambini e gli anziani.

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