Istituto Comprensivo «Iqbal Masih» Pioltello (MI) – Classe 1^D

Straniero accoltellato alla fermata del tram

Mohamed Ba ha scritto il romanzo «Il tempo dalla mia parte» per far capire a tutti che la forza sta nella mente non nella violenza

Nel mese di gennaio abbiamo avuto il piacere di conoscere un portatore di valori e di cultura, Mohamed Ba, attore, scrittore, musicista e formatore, nato in Senegal e in Italia da 20 anni, un «senegaliano» come si definisce lui e un pontificio che crea legami tra gli esseri umani e costruisce ponti tra di loro. Nel 2009 fu accoltellato a Milano alla fermata del tram, la fermata che potremmo chiamare dell’indifferenza, dell’odio razziale del XXI secolo perché è stato lasciato lì morente e soccorso solo dopo un paio di ore. E’ stato aggredito senza motivo, la sua unica colpa è quella di essere nato nero. Forse potrebbe sentirsi legittimato ad odiare il suo aggressore perché ha tentato di privarlo della vita ma lui ha saputo perdonarlo, è guarito dall’odio. E’ rimasto in ospedale 14 giorni e in quel periodo ha scritto il romanzo «Il tempo dalla mia parte» per far capire a tutti che la forza non sta nei muscoli ma nella mente e la violenza fisica è un’arma solo per chi non ha la forza del pensiero. Lui racconta la sua esperienza ai giovani per insegnargli che l’intercultura è una via percorribile perché rappresenta l’incrocio di due strade diverse dove si costruisce una tenda per sedersi e bere un tè insieme, finito il tè ognuno torna a casa sua. Quando siamo entrati in aula Mohamed era lì ad aspettarci con il suo tamburo e la sua energia, ci siamo seduti in cerchio come fanno in Africa intorno al baobab per ascoltare le parole del griot, il cantastorie. Ci siamo sentiti a casa, parte di una grande famiglia, perché come dice Mohamed casa nostra è quel luogo dove ti si vuole bene e anche tu sei nelle condizioni di voler bene agli altri, non necessariamente è il luogo dove sei nato, muta, cambia di giorno in giorno, da un’esperienza ad un’altra per cui per noi e per lui in quel momento casa nostra era lì in quell’aula, tutti insieme. Abbiamo sorriso, ballato e ripercorso la storia a partire dal Congresso di Berlino quando gli europei cominciarono a spartirsi l’Africa, seduti ad un tavolo, come fosse la terra di nessuno. Abbiamo ragionato sul valore dell’istruzione, che per noi è scontato ma non per quei ragazzi che in Congo lavorano nelle cave di coltan, il minerale radioattivo che fa funzionare i nostri smartphone. Il coltan si trova in pozzi a cielo aperto che sono troppo piccoli per gli adulti quindi viene estratto senza nessuna protezione dai ragazzi che si ammalano di cancro e muoiono giovanissimi. Questo non è giusto perché anche se diversi tra di noi siamo tutti ugualmente fratelli e dobbiamo vivere come cittadini del mondo capaci di valorizzare le differenze culturali come espressione della bellezza dell’umanità. In Senegal non esiste la parola straniero ma esiste la parola ospite e in effetti siamo tutti ospiti di questa terra per cui non possiamo pensare che sia nostra mettendo dei confini. Spetta a noi giovani cambiare il mondo, crearne uno senza barriere dove poter vivere senza sentirsi stranieri.

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