Campionato di Giornalismo il Giorno

Lieti di essere monzesi

MONZA è una città ricca di monumenti e di storia e sono tante le cose da vedere: il Duomo, la Corona ferrea che in esso viene custodita, l’Arengario, un meraviglioso parco, con la Villa Reale e, infine, l’Autodromo. Noi ragazzi della III A del Collegio Bianconi di Monza, abbiamo però deciso di guardare indietro, nel passato, per raccontare un frammento di storia della nostra città che riguarda una tradizione manifatturiera particolare: la lavorazione dei cappelli. C’è stato un periodo nel quale i cappellifici di Monza sono stati importanti e hanno contribuito a farla conoscere
nel mondo.
«PIÙ PENSI di essere vicino, meno in realtà vedi». La citazione, che una compagna ha suggerito, è applicabile a ciò che abbiamo compreso attraverso il lavoro affrontato per scrivere questo articolo. Pensavamo di conoscere la nostra città alla perfezione, ci sentivamo padroni delle sue vie e delle sue piazze e, invece, ci ha tenuta nascosta una parte così importante della sua storia industriale. Lavorando insieme, leggendo i documenti storici e guardando vecchie fotografie, ci siamo appassionati a riscoprire Monza, che ci è piaciuta definire “La piccola Londra del primo Novecento”. Noi pensiamo che essere ‘cittadini’ non significhi solo ‘abitare’ un luogo, ma sentirsi ‘legati’ ad esso, sentirsi partecipi della sua vita e anche della sua storia. Aver scoperto questi aspetti del passato ci ha fatti sentire ancora più fieri di essere monzesi. Nel passato il cappello era una parte importante dell’abbigliamento, molto più di un semplice accessorio! Ne esistevano tipi diversi, adatti anche a fasce sociali diverse. Dagli ampi cappelli delle nobildonne ai berretti flosci degli operai. Già all’inizio del Seicento gli artigiani monzesi erano diventati i maggiori produttori della regione. Le fabbriche della zona si specializzarono nella lavorazione di cappelli in feltro di lana, soprattutto ovina, di prima qualità. Alcuni dei cappellifici più importanti e conosciuti furono quelli delle famiglie Ricci, Cambiaghi e Carozzi. Il cittadino monzese Carlo Ricci fu tra i primi ad acquistare  nuovi macchinari e ad imparare i trucchi del mestiere. Cominciò come operaio e pochi anni dopo venne nominato direttore della fabbrica di cui, in seguito, divenne titolare. Nel 1881 il suo stabilimento occupava circa mille operai e produceva milioni di feltri all’anno. In città sorsero anche delle scuole, per insegnare agli operai l’uso dei nuovi macchinari, così da limitare gli infortuni sul lavoro.
INTANTO i modelli si moltiplicavano e la pubblicità, nuova forma di diffusione dei prodotti, aumentò i guadagni degli imprenditori. Oramai i cappellifici monzesi sono solo un ricordo, un antico simbolo della città. Ciò che rimane sono alcuni ex stabilimenti, privati della loro originaria funzione. Ci piace però pensare che questo patrimonio di cultura e di lavoro, di coraggio imprenditoriale e di sacrifici, venga ricordato nel tempo.

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