Campionato di Giornalismo il Giorno

La storia è viva, oltre il libro

NELL’ANNO IN CORSO ricorrono il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale (1915) ed il settantennale della Liberazione (1945). I due eventi hanno coinvolto quasi
tutte le famiglie italiane, lasciando una memoria sedimentata molto diffusa che i più giovani possono ancora “setacciare” alla ricerca di punti di riferimento per comprendere la complessità del presente. L’’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como ha proposto ad Enti locali, associazioni e scuole di aiutare i più giovani a ricostruire quel cammino di memoria attraverso interviste ai protagonisti della Storia cosiddetta “minore”.
A BREGNANO gli alunni della scuola media hanno registrato con il cellulare diverse interviste ai loro nonni, scoprendo com’era la vita quotidiana in tempo di guerra. Le tessere per il cibo razionato, il coprifuoco, la paura dei bombardamenti, ma anche la voglia di vivere e di continuare a condurre un’esistenza “normale”. “Memoria che vive” è il progetto che intende raccogliere e conservare i racconti del territorio mettendoli in relazione con gli eventi della Storia “ufficiale”. Gli alunni si sono appassionati, ad esempio, alle peripezie di Aurelio Bancora. Nel 1943 lo si poteva
incontrare nei dintorni di Guanzate, accompagnato da un asinello e da una fisarmonica. Dimostrava un’età inferiore rispetto a quella reale e ciò gli consentì di eludere i controlli tedeschi e di portare viveri ed informazioni ai giovani antifascisti sulle montagne comasche. Fu tradito da una spia e dovette abbandonare tutto per fuggire in Veneto, sempre nelle fila della Resistenza.
Nuovamente scoperto, incarcerato a San Vittore, a Milano ebbe tra i suoi compagni di prigionia il giovane Mike Bongiorno ed Indro Montanelli. La storia di Aurelio si conclude tragicamente, come ha raccontato il nipote Ivan documentatosi anche presso il Museo dell’Olocausto di Washington, lo zio è finito nel campo di concentramento di Flossemburg, in Baviera ove è stato
ucciso solo perché gli era sfuggito di mano un pezzo metallico mentre lavorava come uno schiavo in una fabbrica di missili e aerei da guerra. Altro evento ricostruito dai ragazzi è stata l’esplosione di un deposito di armamenti a Ceriano Laghetto, sotto i colpi dall’aviazione inglese, nel Natale del 1944. Il boato e la colonna di fumo si avvertirono fino in Svizzera, dove ripararono alcuni militari che avevano approfittato della confusione per abbandonare le armi e il delirio di una guerra già persa. E’ il caso del soldato Emilio Mazzocchi che riuscirà a fare ritorno a casa, a Lomazzo, solo due anni dopo. Nell’attesa fu costretto a lavorare nelle fattorie svizzere in cambio di un giaciglio e di qualcosa da mangiare. La figlia oggi ricorda che sua madre, rimasta a casa, non poteva nemmeno cercare notizie sulla sorte del congiunto per non incorrere in ritorsioni severe. Presentatosi improvvisamente alla porta di casa, smunto e provato dagli stenti... inizialmente non fu riconosciuto.

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