Campionato di Giornalismo il Giorno

COLLEGIO CASTELLI Saronno (VA) CLASSE 2C

La loro stanza, il loro mondo

Hikikomori, una forma di disagio giovanile in aumento

 

«IO STO BENE! Perché non mi lasciate stare » è una delle principali risposte di chi si isola volontariamente dal contesto sociale. Ma è vero quello che dice Conosciuto con il nome di hikikomori, che significa «stare in disparte, ritirarsi», e diffuso in Giappone dagli anni '80, è un fenomeno in aumento fra adolescenti e giovani. Anche nel territorio di Saronno, per aiutare le famiglie coinvolte o semplicemente per affrontare il tema del ritiro sociale, sono state organizzate delle iniziative di informazione e di sensibilizzazione.

IN BASE ai dati raccolti dalle associazioni di settore, la problematica riguarda l'Italia da un decennio e coinvolge circa centomila ragazzi, soprattutto maschi fra i 14 e i 25 anni. Infatti può capitare che un giovane si isoli dalla comunità in cui vive e si rifugi nella propria camera da letto, senza che siano comprensibili le ragioni e le conseguenze di questo comportamento, quindi come intervenire. Le cause sono molteplici: la personalità introversa, sensibile e incline alla depressione; un rapporto instabile con i genitori; la dipendenza dai videogiochi e dai social media; non praticare nessun hobby o sport; il bullismo e il cyberbullismo; la mancanza di solide amicizie; infine la dispersione scolastica. Proprio quest'ultimo, motivo fra i tanti, sembrerebbe quello più strettamente collegato all'isolamento e il suo principale fattore scatenante. Non è difficile pensare come le conseguenze si intreccino in un circolo vizioso da cui è sempre più difficile uscire. Gli hikikomori tendono a restare per un lungo periodo (mesi oppure anni) chiusi in casa, limitando i momenti di confronto con i genitori ed escludendo gli amici, perché alle relazioni reali preferiscono quelle virtuali, nelle quali si sentono più sicuri; perciò intensificano la dipendenza da Internet, abbandonano la scuola, dove magari sono stati vittime di bullismo, e rifiutano ogni tentativo di supporto. Purtroppo, nei casi estremi si può giungere al suicidio. Quando la situazione si manifesta, bisognerebbe aiutare i giovani coinvolti ad affrontarla e a risolverla; si dovrebbero riallacciare i rapporti con i genitori e i contatti con gli amici, rivolgendosi anche a esperti e agli insegnanti, perché il dialogo è l'elemento fondamentale per ridare fiducia a chi non ne ha.

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