Campionato di Giornalismo il Giorno

Così Milano celebra il bene

 «CHI ACCAREZZA un animale addormentato. Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo». Così dice Jorge Luis Borges nella poesia «I Giusti», affermando che solo grazie a loro il mondo esiste ancora. Con questi versi, il giorno 14 marzo, si è aperta la premiazione ai Giusti nell'aula consiliare di Palazzo Marino a Milano. PARLIAMO di persone comuni, ma allo stesso tempo «speciali», ciascuno di loro ha compiuto un atto in favore del bene dell'umanità, senza poi chiedere nulla in cambio,senza vantarsene. Questa importante cerimonia si è aperta in mattinata al parco Monte Stella presso il «Giardino dei Giusti di tutto il mondo»,nel pomeriggio è continuata presso il Comune, dove si è svolta la consegna delle pergamene da parte dell'associazione Gariwo. I riconoscimenti sono stati destinati a Vito Fiorino, falegname di Sesto S. Giovanni, pescatore per passione, che a Lampedusa, nel 2013, salvò 47 migranti con la sua piccola barca. Un'altra pergamena è stata consegnata ad un gruppo di cittadini di Lesbo, isola greca,distinti per aver soccorso numerosi profughi nel 2015. È stato premiato Erwin Kräutler, missionario in Brasile, impegnato per la difesa degli Indios dell'Amazzonia. Un premio è stato riservato al ricordo di Fritz Gerlich, giornalista oppositore di Hitler, ucciso nel campo di concentramento di Dachau. Una delle prerogative dei benefattori è quella di essere riconosciuti come tali dai salvati, per l'umanità dimostrata. Erano presenti anche gli eredi di alcuni Giusti, vissuti durante i grandi conflitti mondiali: il Generale Barbò di Casalmorano, deportato nel lager di Flossenburg, dove si prese cura dei soldati fino alla morte, Corrado Bonfantini, Comandante delle Brigate Matteotti, che si spese a favore dei più deboli in modo autonomo e libertario. Infine, Maria Zeme, crocerossina nei campi di concentramento. La studiosa e filosofa Hannah Arendt, autrice del libro dal titolo «La banalità del male», afferma che il bene è più radicale del male, essendo attaccato alle radici della vita, il bene vince su ogni orrore della storia e perché il bene vinca, basta semplicemente essere profondamente uomini. I Giusti lo confermano.

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