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Bergamo, le mura venete

 UN ABBRACCIO di 10 secondi. Il 3 luglio 2016 a Bergamo oltre 11.000 persone si sono abbracciate per 10 secondi lungo i 5 km di mura stabilendo il Guinness World Record per la serie di abbracci più lunga della storia (battuto pochi mesi dopo dal Messico). Grazie anche a questo, il 9 luglio 2017 la Commissione Internazionale di Unesco decretò che le mura bergamasche, custodi da più di quattro secoli delle bellezze di Città Alta, entrassero a far parte del Patrimonio dell'Umanità. LA LORO STORIA è molto antica: la città risulta fortificata già nell'epoca romana, anche se rimangono maggiori testimonianze delle mura medievali del X secolo. Esse vennero costruite a partire dal 1561 dalla Repubblica di Venezia che era estesa dall'Adda al mar Adriatico e circondata dal Sacro Romano Impero, dal Ducato di Milano (in mano agli spagnoli) e dallo Stato della Chiesa. Bergamo si trovava sul confine occidentale, luogo particolarmente esposto a possibili attacchi, infatti fu saccheggiata per ben 12 volte e conquistata per un anno dalle truppe spagnole. La Serenissima riconquistò Bergamo, ma la città rimaneva vulnerabile, così nel 1561 i lavori partirono e nonostante le proteste, andarono distrutte la Cattedrale di S. Alessandro, la Chiesa di S. Stefano e ben 200 abitazioni. I lavori terminarono solo nel 1588; il risultato fu una cinta muraria lunga 6200 m., costituita da 14 baluardi e 4 porte: S. Agostino, S. Giacomo, S. Alessandro e S. Lorenzo (oggi Giuseppe Garibaldi). L'impianto militare prevedeva un arsenale posto nella Rocca, in cui si riparavano armi e si fabbricava la polvere da sparo. Le dimensioni della cinta muraria erano imponenti, ma non sufficienti per difendere la parte bassa della città, così Bergamo risultò divisa in due: Città Alta e Città Bassa. Il riconoscimento dell'Unesco prevede che tutti gli abitanti della provincia di Bergamo provvedano al mantenimento e alla valorizzazione di tale patrimonio e che, oltre ad amare le proprie Mura dovranno «conoscerle» e «farle conoscere», «curarle» e, soprattutto, «usarle» nel modo corretto, come consigliato già molti anni fa: «giacché le mura dell'alta città di Bergamo per la loro bellezza, solidità e felice esposizione meritano di essere possibilmente conservate» (Pietro Moroni, Podestà – 1826).

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