Campionato di Giornalismo il Giorno

A scuola di integrazione

 NELLE SCUOLE italiane gli alunni venuti da lontano sono sempre più numerosi. C'è chi è arrivato dal Pakistan, chi dalla Cina, chi dall'Albania e chi dall'Egitto. Oggi i compagni di banco sono bambini e ragazzi che provengono da ogni parte del mondo. Per molti di loro, però, il primo giorno di scuola in Italia non è un momento felice, non solo perché hanno dovuto lasciare il Paese d'origine, i parenti, gli amici, i giochi, ma anche perché spesso non conoscono ancora la lingua, la cultura, il modo di vestire o di mangiare. È COME se, tutto ad un tratto, si trovassero catapultati in un mondo nuovo e sconosciuto. Si sentono diversi, anche se diversi non sono. Per questo è molto importante il lavoro svolto dai mediatori culturali e dai facilitatori, che aiutano i bambini e i ragazzi a inserirsi in un nuovo contesto sociale e a imparare l'italiano. Ma è altrettanto importante il lavoro svolto ogni giorno in classe da insegnanti e alunni, ma anche da collaboratori scolastici e genitori, per riuscire a far sentire tutti parte di una grande famiglia. Così in molte scuole sono stati avviati diversi progetti per favorire lo scambio reciproco tra chi arriva e chi accoglie. Accoglienza, sostegno e passione educativa sono i capisaldi dei progetti attuati nell'Istituto Comprensivo Bagatti-Valsecchi di Varedo, dove i ragazzi e gli adulti, seguendo le indicazioni del protocollo per l'accoglienza previsto nel Piano Triennale dell'offerta formativa, si mettono in gioco per costruire legami di amicizia con i bambini stranieri che arrivano nelle classi. Un percorso non sempre facile per entrambe le parti, ma entusiasmante nel momento in cui punta alla realizzazione di legami saldi e positivi. Ci sono, però, ancora tante cose da fare e molte da sistemare. Non sempre l'integrazione funziona e si riesce a essere tutti uniti. Ancora oggi, infatti, alcuni bambini e ragazzi vengono presi in giro perché vengono da un altro Paese, perché non parlano bene l'italiano o perché vestono in maniera diversa. A volte qualcuno si comporta male perché si sente preso in giro e, anche se è sbagliato, lo fa per dire: «Esisto anch'io!». Ma è il mondo che deve migliorare, non solo la scuola. Bisognerebbe imparare, grandi e piccoli, a stare un po' con tutti e non lasciare da solo nessuno. Ogni persona dovrebbe continuare a chiedersi: «E se fossi io quello escluso ».

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