Campionato di Giornalismo il Giorno

Alla scoperta della storia

 A VOLTE ci capita di attraversare luoghi o vedere edifici senza immaginare ciò che rappresentano e quali segreti racchiudano. La passione per la storia e il piacere della ricerca, è questo che ha mosso i ragazzi della 5^A della scuola «Diaz» di Milano ad indagare sulle origini dell'edificio che li ospita. In ciò sono stati aiutati dal maestro Roberto, insegnante in pensione, il quale, nei 43 anni d'insegnamento nell'istituto, di aneddoti ne ha raccolti davvero molti. IN PRIMO LUOGO è una delle poche scuole ad essere intitolata ad un militare: Armando Diaz, il comandante supremo che, alla fine della Grande Guerra, portò il Regio Esercito al trionfo e per tale motivo venne insignito del titolo di Duca della Vittoria. A testimonianza di ciò, all'interno dell'edificio sono presenti una grande targa di bronzo che riporta il documento ufficiale con cui Diaz annunciò la vittoria dell'Italia e una grande statua dedicata, appunto, alla Vittoria. Attraverso i racconti, i ragazzi, rapiti, hanno scoperto un diverso modo di fare scuola: la frequenza solo al mattino e il pranzo a casa con tutta la famiglia, banchi più piccoli che contenevano l'inchiostro da usare col pennino (ben diversi dalle cancellabili di adesso), classi più numerose ma con maggior disciplina! L'ispezione delle cantine ha fatto scoprire un archivio dove sono racchiusi documenti antichi più di 100 anni: programmazioni didattiche, stilate con calligrafia ricercata in penna e calamaio, di materie che oggi non si insegnano più, vecchie pagelle, altoparlanti con cui il direttore comunicava le notizie importanti che si scrivevano direttamente sul diario (altro che i gruppi whatsapp di genitori e maestre) Anche la signora Paola, classe 1935, ex allieva negli anni della guerra, ha donato la sua testimonianza. Così, durante la narrazione, le cantine sono ridiventate rifugi nei quali scappare in file ordinate durante gli allarmi, le classi sono state nuovamente divise in maschili e femminili e non ci si poteva incontrare neppure in cortile. Venticinque paia di occhi commossi hanno ascoltato il racconto del saluto che si dava alla mamma al mattino, che sarebbe potuto diventare l'ultimo. Le forti emozioni risvegliate in quei giorni hanno fatto esclamare a uno dei ragazzi: «Abbiamo capito che anche noi siamo la Storia!».

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