Campionato di Giornalismo il Giorno

Vicolo Pomè, l’arte abita qui

 L'ATTUALE vicolo Pomè deriva il suo nome da Pomèro, forse ad indicare una zona fuori dalle mura fortificate (Post Moerus) o da pometum, luogo delle mele. Dal 1966 ha offerto, tra le mura di mattoni a vista delle abitazioni, dipinti e grafiche di artisti rhodensi e non. Fu la passione per l'arte e la storia di Piero Airaghi e di altri sette concittadini, che amavano e praticavano l'arte figurativa e coltivavano l'amore per la storia di Rho a far pensare, in un freddo gennaio del 1966, di dar vita alla mostra d'arte del Pomè. Da allora il vicolo, anche se solo per pochi giorni, divenne punto di ritrovo per la cittadinanza. I RESTAURI non hanno reso giustizia a queste antiche mura e nel 2000 la mostra fu costretta a trasferirsi nella prestigiosa ma fuori mano Villa Burba. Da allora il tempo della manifestazione è stato prolungato ad una settimana per dare più possibilità ai rhodensi di visitarla. Anche il vicolo Pomè non è stato del tutto dimenticato, infatti le opere dei pittori premiati vengono esposte, per quindici giorni, nelle vetrine dei negozi che si affacciano sulla via. Partita come manifestazione dei pittori rhodensi, si è presto trasformata in appuntamento internazionale non solo di pittura ma anche di grafica. La mostra del Pomèro ebbe qualche edizione invernale, ma la rigidità del clima sconsigliò di prolungare questa esperienza. Significativa fu l'iniziativa del Pomerino che, in collaborazione con il direttore didattico Silvano Federici, permise agli alunni delle scuole elementari di presentare, all'interno della mostra maggiore del Pomè, le loro opere. Senza dubbio questa manifestazione merita di essere seguita perché essa stessa è entrata a far parte della storia di Rho. Questo angolo storico della Rho vecchia è molto legato all'arte, lo dimostra il fatto di aver ospitato anche alcune mostre di fotografia. Rimane il rimpianto per le lampade a gas che, in occasione dell'esposizione dei quadri, illuminavano il vicolo per tutta la notte e i numerosi rhodensi non mancavano di incontrarsi e di scambiare quattro chiacchere tra di loro e con gli artisti. Si è persa l'occasione di soffermarsi tra quelle mura che, come dice lo storico e organizzatore della mostra, Piero Airaghi, conservano l'immagine e la voce dei nostri antenati.

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