Campionato di Giornalismo il Giorno

Testa alta contro il bullismo

 CON I TEMPI che corrono, tenere la testa alta è essenziale. Lo dice anche un rapper americano in uno dei suoi testi: «Times get hard just make sure your keep your head up». Una delle situazioni in cui dovremmo tenere la testa alta è quando si tratta di bullismo. Oggi purtroppo se ne parla spesso e volentieri e soprattutto a scuola. Nel nostro istituto è stato messo in atto un progetto dal titolo «Io ho scelto». Lo scopo del progetto è di rompere il muro del silenzio tra i giovani studenti. COME FARE CIÒ In pratica in ogni classe i ragazzi scelgono un «onorevole» eletto con una votazione formale, cioè una persona scelta per la fiducia e la sensibilità che ha ispirato agli altri suoi compagni. Per partecipare alle votazioni occorre essere «tesserati» cioè avere il dovere morale, avendolo scelto liberamente, di non essere ciechi di fronte a un eventuale atto di bullismo. Tutti gli onorevoli poi, a loro volta eleggono un presidente e un vice-presidente (in caso di assenza), insomma un vero e proprio Parlamentino a misura di adolescente. Il compito degli onorevoli è importante: avere gli occhi aperti e riuscire a capire chi è vittima di bullismo anche grazie alle segnalazioni degli altri onorevoli o tesserati. Saranno gli onorevoli poi ad avvicinare la vittima per rassicurarla e riuscire a prendere in carico la situazione e di conseguenza agire sul bullo affrontandolo tutti insieme. L'idea del progetto è di per sé molto buona anche se, in onestà, la cosa più difficile è rompere il silenzio. È una dura lotta, ma noi continueremo a lottare, a testa alta... Petto in fuori, pancia in dentro, coraggio! Esistono diversi tipi di bullismo: cyber bullismo, bullismo diretto e bullismo verbale. Il bullismo diretto è quel bullismo che sfoga la sua aggressività mediante violenze fisiche. Il bullismo verbale invece, attraverso violenze appunto, verbali, come: nomignoli offensivi, con insulti vari etc. le vittime spesso si sentono diverse dagli altri, emarginate. Gli psicologi definiscono l'estraneità da una qualsiasi circostanza con il termine «alienazione».

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