Campionato di Giornalismo il Giorno

Homo salvadego vs Vegia gosa

 CONOSCETE Morbegno, in Valtellina, ma soprattutto le valli che stanno alle sue spalle (Valle del Bitto di Gerola e di Albaredo) Nooo ! Bisogna rimediare. Si trovano a monte della cittadina, nel Parco naturale delle Orobie Valtellinesi. Nella valle di Albaredo c'è la Via Priula, una strada del XVI secolo che collegava la città di Bergamo a quella di Morbegno passando per la Ca' San Marco; nel punto in cui si trova il ponte della valle, vi è anche una cappelletta, di fronte alla quale i viandanti dovevano sostare pregando per ottenere la protezione contro le forze del male. INVECE nella valle di Gerola, nel piccolo paesino di Sacco, si trova la «camera picta» con l'affresco dell'Homo Salvadego, leggendario abitante delle Alpi. «E sonto un homo selvadego per natura, chi me offende ghe fo pagura». È un essere dei boschi, delle selve (“selvadec” o “salvadec”); impugna un bastone nodoso, ha il pelo ispido (questo lo rende una figura paurosa) e vive solitario. Anche se fu proprio lui ad insegnare agli abitanti del luogo come coltivare i campi e allevare gli animali, come produrre il formaggio ed estrarre e lavorare i metalli. Ma può un uomo, anche se «selvadego», stare senza una donna Impossibile! Infatti nella Valle di Albaredo vi era la «végia gòsa». Arrivava respirando con affanno, poiché era abbastanza vecchia ed era piuttosto trasandata. Come l'homo salvadego, anche lei metteva paura ed ansia negli abitanti del luogo, poiché era una figura ai limiti tra l'umano e l'animale: con il gozzo, i capelli lunghi, alta quasi un metro e ottanta e piena di peli. La végia gòsa (la vecchia col gozzo) era vestita di stracci che, quando le temperature diminuivano, imbottiva di erba secca, per ripararsi dal freddo pungente. Si nutriva di frutti del bosco e non danneggiava nessuno. Nonostante questo era temuta per il suo aspetto, ma soprattutto perché gironzolava insieme ad altre «donne» tutt'altro che innocue: le streghe! Ancora oggi, il 15 di agosto, a mezzanotte, nella piazza principale di Albaredo la végia gòsa viene bruciata con uno splendido falò. Temono forse di vederla comparire nei boschi circostanti.

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