Campionato di Giornalismo il Giorno

La cultura della legalità

 NEL NOSTRO PAESE operano alcune organizzazioni criminali molto potenti (Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita), nate in tempi lontani e ciascuna con la propria storia, una rete dalle proporzioni gigantesche, che si estende dal più piccolo paese del nord alle estreme contrade del meridione d'Italia. In Lombardia, il fenomeno mafioso è particolarmente presente nelle province di Milano, Monza e Pavia. INFATTI, le grandi organizzazioni malavitose gestiscono in questi territori traffici internazionali di droga, sfruttamento della prostituzione e degli immigrati clandestini, business del cemento, ecomafie e smaltimenti dei rifiuti tossici. Peraltro, a complicare il quadro, ci sono anche fenomeni di microcriminalità, fatta di scippi, furti d'auto e in appartamenti, rapine, stupri del branco o di extracomunitari, che sconvolgono ogni giorno i Comuni dell'area Martesana. Si fa sempre più strada l'idea che non bisogna mostrarsi deboli, perché il debole è un perdente; al contrario, bisogna sapersi difendere con la forza e non si deve cedere. Eliminare la cultura mafiosa significa anche rifiutare fin da ragazzi il comportamento di chi vuole imporre la legge del più forte nel vivere quotidiano, compiendo azioni come, ad esempio, rubare a scuola semplicemente un paio di occhiali o le bici alla fermata della metro o scavalcare i tornelli perché sprovvisti di biglietto. È importante rifiutare fin dai banchi di scuola la logica del «bullo»: chi assume come modello la figura del boss e vuole prevaricare i compagni facendo il prepotente, deve essere isolato e rieducato; deve essere messo in condizione di capire che è meglio convivere serenamente con gli altri, collaborare per costruire un futuro migliore in cui siano garantiti i diritti di tutti e vengano rispettate le regole. Questi gli allarmanti messaggi che oggi rimbalzano costantemente dai social network, giornali, televisione, cinema, perfino videogiochi. Dunque, solo diffondendo la «cultura della legalità» è possibile abbattere «l'incultura della violenza», seguendo l'esempio, gli insegnamenti e il sacrificio di eroi come il generale dei Carabinieri Dalla Chiesa, magistrati italiani, Falcone e Borsellino, gli agenti della scorta, Libero Grassi, Lea Garofalo e altri, ricordati tutti come vittime della mafia.

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