Campionato di Giornalismo il Giorno

Il diritto di essere bambini

 IN OCCASIONE della giornata dei diritti dell'infanzia, il 20 novembre 2017 la classe quarta dell'Istituto Betlem ha aderito al progetto Unicef promosso dal Comune di Abbiategrasso partecipando alla marcia per i Diritti dei Bambini. In classe il lavoro è poi proseguito svolgendo ricerche in merito a questa giornata: il 20 novembre 1989 ricorda la data in cui viene approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite la Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia a New York. LA CONVENZIONE enuncia per la prima volta i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo. Leggendo la Carta dei diritti dei bambini è stato approfondito l'articolo 28, quello al diritto allo studio: «Il fanciullo ha diritto a una educazione che, almeno a livello elementare, deve essere gratuita e obbligatoria. Egli ha diritto a godere di un'educazione che contribuisca alla sua cultura generale (…) di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale (…), e di divenire un membro utile alla società». A tal proposito è stata presentata la figura di Malala Yousafzai. Nel 2009, a soli 11 anni, Malala inizia a scrivere un diario, nel quale denuncia i talebani che in Pakistan si oppongono con violenza al diritto all'istruzione delle bambine e delle donne. I testi di Malala vengono diffusi in tutto il mondo. A qualcuno però questo non piace: il 9 ottobre 2012 Malala è sul pullman che la porta a scuola. Viene aggredita da uomini armati di pistole. Le sparano alla testa. Ma Malala è forte. Pur ferita gravemente, non muore. Viene portata in Gran Bretagna, dove guarisce e diventa un simbolo. Il 12 luglio 2013 parla al Palazzo di Vetro a New York, indossando lo scialle appartenuto a Benazir Bhutto e lanciando un appello per l'istruzione delle bambine e dei bambini di tutto il mondo. Il 10 ottobre 2014 a Malala è stato conferito il premio Nobel per la pace per la sua lotta a sostegno del diritto all'istruzione. Lo stesso diritto così fortemente difeso da Malala, per i giovani italiani è un fatto scontato per molti, spesso non valorizzato e interrotto alle prime difficoltà. Questo non è accaduto ad una nostra conterranea, Giulia Maniezzi, dimostrando ottime capacità e dedizione nello studio che l'hanno portata a lavorare presso l'ONU.

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