Campionato di Giornalismo il Giorno

Giovani fra anoressia e bullismo

 SI SENTE spesso parlare di disagio giovanile. Non è facile definirlo: infatti non è una patologia, anche se può provocare conseguenze sia fisiche che psicologiche e non è un problema sociale, per quanto sicuramente legato a tematiche relazionali . L'adolescente, infatti, spesso avverte un senso di inadeguatezza rispetto alle aspettative della famiglia e alla pressione della società, che propone modelli nei quali egli fa fatica a riconoscersi. LE MANIFESTAZIONI del disagio, molto diverse fra loro, sono riconducibili ad un malessere interiore. Il bullismo, ad esempio, è una forma di comportamento sociale di tipo violento attuato nei confronti di chi viene percepito come «diverso» e debole, ma anche il bullo è una persona fragile, perchè non sa gestire le sue emozioni negative. Molti episodi di bullismo avvengono anche nel mondo digitale e in questo caso si parla di cyber bullismo. I disturbi alimentari più diffusi sono bulimia e anoressia. Il primo comporta una voracità patologica, mentre l'anoressia nervosa è caratterizzata dal rifiuto del cibo, che può divenire una vera e propria fobia di prendere peso. Soprattutto le ragazze avvertono, secondo lo psicologo Charmet, il condizionamento delle icone di bellezza che le circondano, delle modelle senza peso. Alcuni giovani, inoltre, si rifugiano nel fumo o nella droga, per sentirsi più grandi o per dimenticare i problemi , ma anche per essere accettati in un gruppo. Oggi l'uso di cellulari, televisione, videogiochi e computer può diventare una vera e propria dipendenza. Ed è proprio tramite cellulare che avvengono i contatti nel discusso gioco della Blue Whale, un percorso per tappe progressive, in tutto 50, guidato da un «curatore». Le sfide consistono in atti di autolesionismo (danneggiare se stesso) e prove di coraggio. L'ultima prevede il suicidio del «protagonista», che deve gettarsi dall'edificio più alto della sua città. Ultimamente, si registrano anche in Italia casi di adolescenti che si isolano rifugiandosi in un mondo virtuale, più rassicurante di quello reale, perché non comprende relazioni, aspettative o pressioni. Sono i cosiddetti «hikikomori», termine giapponese che significa letteralmente «stare in disparte».

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