Campionato di Giornalismo il Giorno

L’aiuto c’è, ma no basta

 «PENSATE 400 sacchetti con acqua e l'essenziale per un giorno, preparati in parrocchia come aiuto di prima necessità. A fine settimana non ce ne sono più», dice Cristina Sarti, volontaria della S. Vincenzo. La povertà esiste. Nascosta. A Milano, vicino a noi. «Dall'aspetto si vede se uno ha bisogno», dice il titolare di una panetteria della Bovisa. Un altro: «Frequentemente accade che, al momento della chiusura, qualcuno chieda gli avanzi. Sono italiani e anziani». Rocco, dai cinquant'anni della sua macelleria, pensa che ci sia più gente in difficoltà rispetto a 10/20 anni fa, come pure Anna (calzoleria) e Claudio (edicola). Si vedono rovistare a fine mercato. LE NECESSITÀ sono varie. Si tenta di rispondervi. La S. Vincenzo si occupa di circa 300 persone, per lo più famiglie (70) e anziani (22) di cui: 67 italiane e 234 straniere di Africa (130), America (54), Asia (25) e Est Europa (25). Mensilmente nel cortile di S. Maria del Buon Consiglio, via Ricotti 10 viene distribuito quanto arriva dal Banco Alimentare. Qui c'è pure il Centro di Ascolto Caritas: prezioso. E' attivo il Servizio di Custodia gratuita dei Bagagli per «le cose» dei senza-tetto. «Le persone in transito a Milano, in cerca di lavoro, di casa, di parenti che non sanno dove lasciare ciò che hanno, possono depositare da noi», rispondono Ida e Liliana. «Abbiamo uno spazio vicino alla chiesa SS. Giovanni e Paolo, in via Maffucci». Risulta che sono passate 1.050 persone; ora ci sono 85 ospiti di 24 nazioni: 56 da 14 Stati africani; 24 da 5 europei; 4 dall'Asia e 1 dalla Russia. Il servizio è aperto il mercoledì (17:15-18:15, esclusi agosto e Natale). «Alla povertà economica si abbina quella culturale», sottolinea il parroco don Renato Bacchetta. Nei locali dell'oratorio di Via Varè 15, di martedì e giovedì (15:30-19:00) è attivo il servizio di doposcuola per le medie, il venerdì per i bambini. I ragazzi sono tutti stranieri, provenienti da Egitto, Marocco, Turchia, Sri Lanka, Bangladesh, Cina. Le famiglie sono monoreddito con molti componenti, i genitori quasi analfabeti, le mamme mai andate a scuola. Non avere gli strumenti per affrontare la solitudine o le difficoltà rende la vita ancor più dura. Le strutture sono insufficienti, tuttavia esistono e funzionano. Occorre un'apertura di cuore.

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