Campionato di Giornalismo il Giorno

Caccia alle bufale sul web

 FINTE PAGINE pubblicitarie che invitano a condividere i propri contenuti, personaggi famosi coinvolti in irreali scandali, notizie allarmanti assolutamente infondate: il web è pieno di trappole e, per sopravvivere, non bisogna lasciarsi ingannare dalle cosiddette fake news. Le fake news (o bufale) sono notizie false che si trovano soprattutto sui social e che si diffondono rapidamente grazie alle condivisioni degli utenti, rendendo a volte difficile smentirle. ACCADE anche perché la gente tende ad utilizzare sempre più i social come fonte di informazione: secondo il 51° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2017, crescono gli utenti che utilizzano per informarsi i motori di ricerca su internet, come Google (21,8% della popolazione) e YouTube (12,6%). A più della metà degli utenti italiani, sottolinea poi il Rapporto, è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete: la percentuale scende di poco per le persone più istruite (51,9%), ma sale fino al 58,8% tra i più giovani. Sarà per questo che a gennaio Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha annunciato un nuovo aggiornamento del social, grazie al quale saranno gli stessi utenti a segnalare le pagine inaffidabili dal punto di vista delle fake news. Ma come si crea una bufala Lo ha spiegato Ermes Maiolica, celebre autore di fakes su Facebook. Prima di tutto si scrivono su siti creati con provider gratuiti e registrati con nomi simili a quelli dei giornali veri, magari con piccole ma ben studiate differenze grafiche, come per esempio «Il Giomale» al posto del «Giornale» (nelle condivisioni sui social la lettera errata si legge a fatica), dovranno essere su argomenti di attualità, che colpiscano «nella pancia» determinati gruppi di persone e andranno diffuse proprio sulle pagine frequentate da quei gruppi. Dunque come riconoscerle Occhio ai siti da cui proviene la fonte e occhio a controllare sempre se la notizia è riportata anche da altri siti più attendibili, ma attenzione anche alla correttezza grammaticale, spesso chi scrive le news non è esattamente un professionista della comunicazione. Oggi ci sono sempre più sogetti (si chiamano debunker) che fanno questo lavoro smontando le bufale, ma il modo migliore per fermarne la viralità è evitare la condivisione impulsiva.

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