Campionato di Giornalismo il Giorno

Al buio si può essere felici

NELLO SCORSO novembre, i ragazzi della terza B dell'IC Rosmini di Bollate si sono recati all'Istituto dei ciechi di Milano per vivere un'esperienza unica: un percorso al buio. Li ha accolti Elisabetta Corradin, guida di «Dialogo nel buio»: un progetto che propone un percorso totalmente privo di luce in ambienti dove vengono riprodotte situazioni di vita quotidiana e dove si usano solo quattro dei cinque sensi per muoversi e orientarsi, accompagnati da una guida cieca o ipovedente. Il Palazzo che ospita l'Istituto dei ciechi si trova in via Vivaio 7. ALL'INIZIO era una scuola speciale dove i ragazzi ciechi studiavano e dormivano e, soprattutto, imparavano a essere autonomi. In seguito alla promulgazione della legge del 1977, i ciechi sono potuti andare a scuola con compagni vedenti. Da allora, l'Istituto non è più un collegio, ma un centro di servizi: ci sono corsi professionali, c'è una casa famiglia per vedenti e per non vedenti, un centro che produce materiali che servono ai ragazzi ciechi della scuola. «Dialogo nel buio» è nato in Germania nel 1988 ed è presente in 36 paesi. Il percorso è breve, dura un'ora in cui si è totalmente al buio per cercare di immedesimarsi in ciò che un cieco prova vivendo «al buio» tutti i giorni, per una vita intera. I ragazzi, dopo un momento iniziale di smarrimento, si sono rilassati. Il buio li ha aiutati a dialogare con se stessi. Hanno riflettuto su come il cieco si possa sentire inizialmente in un posto che non conosce, se c'è un imprevisto. Sapendo che tutti gli altri sensi per i non vedenti sono più affinati, si sono sorpresi ad apprezzare suoni, odori, indovinando dove si trovassero toccando pareti e pavimenti. La società odierna è visiva: si parla con le immagini, le comunicazioni vengono date tramite video e foto. Si giudica in base all'immagine, all'apparenza. I ragazzi faticano a pensarsi «senza». La guida ha fatto toccare loro un testo braille. Un non vedente per scrivere può punteggiare un foglio con un punteruolo e i punti vengono fuori dall'altra parte o usare il computer: memorizzare la tastiera, scrivere aiutati da una sintesi vocale artificiale con un display braille. Gli alunni hanno intervistato la signora Corradin, cieca sin dalla nascita, per capire meglio il mondo dei non vedenti.

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