Campionato di Giornalismo il Giorno

A 90 anni dalla spedizione polare

 QUEST'ANNO ricorrono i 90 anni dalla spedizione Nobile, la missione, conclusa in tragedia, del famoso dirigibile Italia nel 1928, con lo scopo di sorvolare la calotta polare atterrando al Polo Nord. Tra i 6 che scomparirono col dirigibile, c'era il rovatese maresciallo Attilio Caratti. Venne incaricato quale motorista dell'Italia, e fu partecipe dell'incidente del 25 maggio 1928. Con cinque uomini, sparì nel cielo, appeso all'involucro. Attilio, come i suoi 15 fratelli, apparteneva alla famiglia Caratti, famosi artisti del ferro battuto. IL DIRIGIBILE Italia era giunto alla Baia del Re il 6 maggio. La spedizione vera e propria dell'Italia, partì il 23 maggio 1928 e raggiunse effettivamente il polo, ma il 25 maggio ci fu una tempesta che provocò accumulo di ghiaccio sulle eliche. Il veicolo continuò a perdere quota e idrogeno, ma non ci fu modo di fermare tutto questo forse anche per una distrazione di qualche membro dell'equipaggio, che aveva camminato sopra l'involucro per spazzare la neve, con scarpe chiodate. Il dirigibile si avvicinò sempre più alla calotta polare e la cabina si schiantò sul pack, con 10 persone. L'involucro invece sparì portando via sei uomini tra cui Caratti. Di loro non si seppe più niente. Nello schianto caddero molti oggetti tra cui la radio e la famosa tenda rossa. Era piccola, pensata per sole 4 persone. I sopravvissuti quindi dovevano stringersi, guadagnandoci in calore. L'attesa dei soccorsi fu lunga. Tre dei sopravvissuti andarono a cercare soccorsi. Dei tre uno morì, due vennero salvati. Nella tenda grazie all'opera del radiotelegrafista Biagi, l'SOS dei superstiti venne intercettato dopo molti giorni, da un radioamatore russo. Grandi forze si mossero per salvare l'equipaggio italiano: tre idrovolanti svedesi, due aerei italiani, uno norvegese, uno finlandese, due rompi ghiaccio. Gli aerei avevano grosse difficoltà ad atterrare e in alternativa lanciarono risorse. Quando finalmente un aereo riuscì, il generale Nobile fu convinto a fatica ad andarsene per primo: voleva essere l'ultimo perché prima venivano i feriti. In seguito Nobile fu obbligato ad abbandonare il comando delle operazioni di salvataggio per le voci negative su di lui. Dopo mille tentativi e speranze, finalmente il 12 luglio la rompi ghiaccio russa Krassin trovò i superstiti.

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