Campionato di Giornalismo il Giorno

Il Linificio, il nostro passato

  IL LINIFICIO è una delle importanti tracce del passato nostro e del nostro territorio. Conoscere la sua storia con ricerche e testimonianze ha significato per noi dare un senso ad un edificio simbolico presente nel centro del paese. La sua sirena è stata una voce importante per i faresi, scandendo i momenti della giornata e lo scorrere della loro vita per circa un secolo e mezzo. Lo stabilimento fu fondato nel 1870 da Andrea Ponti, che lo destinò alla filatura di lino e canapa. Tre anni dopo entrò a far parte del Linificio e Canapificio Nazionale, considerata una delle più antiche aziende europee, simbolo dell'eccellenza italiana. A QUEL TEMPO Fara era un piccolo paese contadino e nel giro di cinquant'anni divenne un'opportunità di lavoro anche per i forestieri. Ciò ha determinato l'inizio di un cambiamento non solo economico, ma anche urbanistico e sociale, ai faresi di antica tradizione contadina si aggiunsero gli operai e gli «immigrati» con il loro bagaglio di costumi e tradizioni. La nascita dello stabilimento coincise con lo sviluppo del villaggio attorno alla fabbrica: nel 1872 si innalzarono, divise per ceto, le abitazioni per le maestranze (villette per i capi e palazzi per operai), un anno dopo fu costruita la passerella per i pendolari provenienti dalla sponda milanese. A seguire furono realizzati l'asilo, il magazzino, la cooperativa, il convitto e la chiesa di Maria Bambina. Attorno al 1953 il linificio si estendeva su 100 mila mq, di cui 45 di capannoni occupati da duemila operai, che producevano 12 mila kg di lino e canapa e oltre 4 mila kg di juta. Nel 1985 il LCN passò nelle mani del Gruppo Marzotto. Sul finire del Novecento, con il boom dell'era dei filati artificiali (nylon e acrilici) ebbe inizio la fine inarrestabile del Linificio. I macchinari e la produzione andarono all'estero e nel 2009 si fermò definitivamente l'attività produttiva e con lei si chiuse un pezzo di storia locale. Ecco cosa resta ora: la vecchia centrale idroelettrica ceduta ad una società privata, una parte dei magazzini in uso ad una associazione di volontariato locale e, nella parte rimanente, un vuoto desolante ed edifici in degrado. Il futuro dell'ex fabbrica posta al centro del paese è uno delle questioni più importanti che l'amministrazione e la proprietà dovranno affrontare.

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