Campionato di Giornalismo il Giorno

Ritagli di scuola

 PER SAPERNE di più sulla scuola d’altri tempi, gli alunni della classe quinta B di Agrate Brianza, dopo alcune indagini e interviste, hanno scoperto che la realtà scolastica vissuta dai loro nonni era diversa da quella attuale. E ora su queste colonne vi raccontano com’era. Le aule ordinate e sobrie erano arredate con l’essenziale: ai muri c’era solo un crocifisso, una cornice che riquadrava il volto del Presidente della Repubblica, le lettere dell’alfabeto con i relativi disegni, le carte geografiche, la lavagna nera di ardesia con la cornice di legno e i piedistalli, un pallottoliere per contare e un globo terrestre per orientarsi nel mondo. LA CATTEDRA, rialzata da una predella, si trovava di fronte ai numerosi banchi di legno a due posti, con il piano di lavoro inclinato e la sedia fissa. La «Signora Maestra» (così bisognava chiamarla) arrivava puntualissima, distinta con il suo cappotto scuro, dava inizio alla lezione suonando la campanella. Gli alunni entravano in fila silenziosamente e si sedevano nei banchi. L’insegnante entrava per ultimo e, dopo essere stata educatamente ricevuta da un corale «Buongiorno, Signora Maestra!», si accomodava dietro la sua cattedra. Le classi erano molto numerose: in città si poteva arrivare a quaranta allievi, a volte erano miste, a volte solo maschili o femminili, quindi il docente doveva essere molto severo per tenere la disciplina. Con il consenso delle famiglie, l’insegnante utilizzava metodi oggi non più tollerati come i castighi corporali, ad esempio le famose bacchettate sulle dita. Si studiavano alcune materie scolastiche simili ad oggi, come lingua italiana, storia, geografia, aritmetica, geometria, scienze. Altre invece erano diverse, ad esempio: bella scrittura, educazione morale e civile, lavori manuali (per i maschi), lavori domestici (per le femmine). Ogni alunno aveva una cartella di cartone o di cuoio contenente un semplice corredo scolastico: qualche libro, un quaderno a righe ed uno a quadretti, un astuccio di legno con all’interno una matita, una gomma ed un pennino. Le biro non erano ancora state inventate. Chissà che fatica intingere continuamente il pennino nel calamaio! Prima di imparare a scrivere ci si allenava a lungo con linee, tondini, fiorellini, che richiedevano pazienza e precisione. E oggi? Oggi, per fortuna – commentano gli alunni – molte cose sono cambiate!

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