Campionato di Giornalismo il Giorno

Bullismo, confronto per capire

«QUANDO ero adolescente, non si parlava di bulli, ma ci si limitava a prendersi in giro. Episodi più gravi avvenivano durante la leva militare»: così ci racconta un papà intervistato dagli studenti della scuola media di Pradalunga in occasione di un lavoro sul tema del bullismo. Invece la mamma di una compagna di classe riferisce: «Da ragazza venivo presa di mira da un coetaneo e ad un certo punto chiesi aiuto ai miei genitori per risolvere la questione». Com’è andata per il bullo? «Anche oggi, ormai adulto, è sempre nei guai con la giustizia», risponde. UNA NONNA afferma che secondo lei negli anni Settanta il bullismo non esisteva, ma ci si limitava a fare scherzi e a prendere in giro soprattutto coloro che non erano considerati molto intelligenti. In anni ancora più lontani, poi, già da ragazzini si iniziava a lavorare e quindi c’era meno tempo per scherzare. Forse allora anche la noia e la mancanza di interessi generano il bullismo? Inoltre un tempo se si combinava qualcosa di grave subito scattava la punizione, per ogni gesto che poteva sembrare irrispettoso. Le cose sono cambiate, forse: rispetto al passato oggi si parla tanto di bullismo, attraverso giornali, televisione e libri. Il cyberbullismo, poi, una volta non esisteva perché non c’erano telefoni cellulari, computer e internet, tutti strumenti che amplificano in modo negativo gli scherzi e le prese in giro provocando sofferenze anche molto serie. Dalle interviste raccolte dagli studenti, l’idea è che si tratti di un fenomeno molto pericoloso perché chi lo pratica non sempre ha l’immediata percezione delle conseguenze che provocherà. La rete si rivela un luogo insidioso e non facile da gestire, nemmeno dagli adulti, anche se d’altra parte può essere un ottimo strumento per conoscere storie su questo argomento, come quella di Justin Fashanu, un giovane calciatore inglese la cui vita e la cui carriera sono state rovinate proprio dal bullismo e dal razzismo. Giocò in squadre importanti, ma gli attacchi alla sua omosessualità lo portarono al suicidio. «Si parla tanto di lotta contro il bullismo, di libertà e mi ritrovo così», scriveva. Anche le persone che raggiungono il successo, insomma, non sono al sicuro da questi mali, difficili da sconfiggere, ma il confronto con il mondo degli adulti ci ha aiutato a capire qualcosa di più e forse ci insegna che parlarne può essere la strada per arginare questo fenomeno.