Campionato di Giornalismo il Giorno

Uniti per il Mozambico

  ABBIAMO intervistato Maurizio Ravasi, che funge da tramite tra gli studenti e padre Ottorino in Africa. Da quanto tempo fai questo lavoro «Mi occupo delle missioni dal 1993, non solo in Mozambico ma anche in Uganda, in Bolivia e in Albania». Fai da solo questo lavoro «Non sono solo, sono in gruppo con 7/8 persone che lavorano per il gruppo missionario e raccogliamo diversi soldi con i rottami». Da quanto tempo esiste questa associazione «L'associazione è nata nel 1991, dopo la guerra civile. I comboniani iniziarono a creare scuole e ospedali nei villaggi». Perché fai questo lavoro «Lo faccio perché sono convinto che aiutare gli altri è la cosa che ti fa felice. Non possiamo risolvere tutti i problemi, ma è un aiuto concreto che si può dare». Sei mai stato in Mozambico «Sì, la prima volta è stato il 14 febbraio 1993 e sono rimasto 15 giorni». Quante scuole hai aiutato in Africa «Abbiamo aiutato diverse scuole, in 4 comunità, dai 30 ai 40 mila ragazzi, dalle elementari alle superiori. Favorire lo sviluppo delle scuole è molto importante perché l'istruzione è un valore fondamentale, rende le persone libere e capaci di fare». I bambini che aiuti li consideri tuoi figli «I bambini mi danno molto, io gioco con loro e sono felice». Quando ti danno i soldi vai tu in Mozambico o li spedisci «La prima volta ho portato io i soldi. Adesso i nostri soldi e quelli raccolti da voi a scuola arrivano all'associazione di Padova, dove c'è la sorella di padre Ottorino, che poi li spedisce in Mozambico». Come vengono utilizzati i soldi ricevuti «Vengono usati per comprare materiale scolastico e sanitario; in Mozambico hanno bisogno di cose di prima necessità, come materassi, letti, banchi di scuola«. Porti anche i medicinali «Non si possono portare: un container con le medicine costerebbe troppo, inoltre è rischioso perché molte medicine potrebbero scadere, quindi meglio portare i soldi per far sì che possano comprarle là».

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