Campionato di Giornalismo il Giorno

Chi ha paura dell’olio di palma?

 DALLE RIVISTE scientifiche ai banchi del supermercato la nuova guerra alimentare ha un chiaro obiettivo, l’olio di palma. Accusato di ogni nefandezza e di condurre rapidamente al cancro, è stato confinato ai margini dell’industria alimentare. Tutti gli scaffali della grande distribuzione, infatti, grondano di prodotti che ripetono all’infinito di essere privi di olio di palma. Vero allarme o psicosi collettiva? L’olio di palma è tratto dai frutti della Elaeis guineensis, mentre dai semi essiccati si ottiene l’olio di palmisto. L’USO dell’olio di palma in cucina è tipico dell’Africa occidentale. Sono stati gli Europei a introdurne la produzione nei paesi del sud est asiatico. OggiMalesia e Indonesia sono i maggiori produttori mondiali. Il consumo ha preso piede in particolare nella seconda metà del ‘900. Prima l’uso nella cosmesi. Poi, il grande salto nel settore alimentare. L’olio di palma raffinato è incolore, ha un sapore neutro, si conserva a lungo, ha un aspetto solido a temperatura ambiente. Perfette caratteristiche, che lo fanno preferire ad altri oli per la preparazione di dolci e biscotti. Oltretutto, l’olio di palma ha un costo bassissimo. Da una singola pianta, infatti, è possibile trarre quasi 40 chili di olio. Oggi quello di palma è l’olio vegetale più usato al mondo (35% del totale). Le altre colture producono molto meno olio usando superfici ben più grandi. Basso costo, scarso uso di superficie coltivata. Perfetto no? Non troppo. Perché, per ingrandire le piantagioni, solo l’Indonesia brucia un milione di ettari di foreste pluviali, un ambiente ecologicamente importante (minacciando l’estinzione degli oranghi). Non troppo. Perché molti studi scientifici insistono sui collegamenti tra rischio cardiovascolare e quantità di acidi saturi. Anche un recente intervento dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha messo in guardia sui derivati del processo di raffinazione ad alta temperatura. Un dibattito che non mostra segni di cedimento e che invita tutti ad informarsi di più e a leggere le etichette. E talvolta, come consigliava la nonna, a mangiarsi una buona mela.

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