Campionato di Giornalismo il Giorno

Da spreco a recupero con un click

TUTTO è cambiato, così dicono i grandi che sono vissuti anche senza cellulari. Noi ragazzi siamo nati insieme a loro e non possiamo immaginare un mondo senza WhatsApp, Facebook o Instagram. Decisi a realizzare un'inchiesta tra i nostri coetanei ne abbiamo intervistati quasi 100. I dati emersi non stupiscono: tra vari dispositivi il tempo medio di “sguardi sugli schermi” e “dito più veloce del Web” arriva a 3 ore circa per ciascuno, significa che alcuni ci stanno anche 5 ore: che spreco di tempo! Pochi se ne rendevano conto prima della nostra inchiesta e ciò ci ha fatto riflettere. TOLTE SEI ORE di scuola e quattro in varie occupazioni tutto il resto è vita. Più sui social che concretamente con il rischio però di diventare asociali. Basta un click e compare un mondo: giochi, ricerche e soprattutto amici, certo non in carne ed ossa. Ma non è tutta colpa nostra se ci ritroviamo soli con una tastiera: i condomìni hanno regolamenti che impediscono ai ragazzi di giocare nei cortili, mamma e papà ci scorrazzano tra un corso e l'altro ma soli non ci lasciano muovere… insomma ci resta solo il mondo virtuale per incontrare gli amici. Nessuno però si sogna di dire che sarebbe meglio non averli ma tutti ammettono che bisognerebbe ridurre la dipendenza. Gli adulti poi dicono di noi ma sono i primi a non mollare il cellulare! C'è chi però ha saputo anche mettere la tecnologia al servizio della solidarietà e restituire dignità alle App e ai social network, ridotti per il 90% a pettegolezzo online. Sigle anglosassoni per idee italianissime. MyFoody affronta il problema dello spreco alimentare, che in Italia è di 108 kg per abitante e brucia 12 miliardi di euro all'anno. Geolocalizza i punti vendita più vicini agli utenti segnalando le offerte last-minute e facendo risparmiare fino al 50% sulla spesa. Si tratta di prodotti buonissimi ma vicini alla scadenza. Breading App, è rivolta soprattutto a fornai, panettieri e bar da cui ritirare il pane rimasto invenduto. È invece grazie ad un gruppo di FB che nasce Socialstreet nel 2013 a Bologna, progetto ora molto diffuso in Italia. Potremmo parlare di cortile virtuale poiché cerca di creare una comunità di scambio tra abitanti di uno stesso quartiere. C'è sintonia tra chi chiede e chi offre tempo, professionalità, conoscenze quindi un aiuto concreto.

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