Campionato di Giornalismo il Giorno

Un viaggio nei Natali passati

 I NONNI conoscono una serie infinita di aneddoti, vagano da una storia all’altra, si fidano della memoria, sanno esprimere un sentimento evocandolo attraverso il racconto. Sono i nostri nonni: nonni vecchissimi e nonni giovani, nonni che hanno vissuto la guerra o che l’hanno sentita narrare da parenti e genitori. Sono nonni piemontesi, lituani, trentini, siciliani; si sono spostati da un paese all’altro, da una regione all’altra; poi si sono fermati e hanno scelto di costruire parte della loro vita qui, nella nostra città di provincia. Nonni migranti dunque, ma anche nonni che non hanno mai lasciato la casa dove sono nati. Nonni lucidi, confusi, vaghi, visionari: tutti in grado di ricordare e raccontare i loro cinquanta, settanta, novanta Natali. TUTTO è cominciato con un arduo compito. Armati di smartphone e di buone orecchie, gli studenti della 1^A dell’Istituto Scolastico «Maria Immacolata» di Busto Arsizio hanno intervistato i loro nonni. La domanda principale? Raccontare, da protagonisti, ciò che ricordano del giorno di Natale. Non un Natale in particolare, ma il garbuglio di aneddoti che imbriglia tutti i Natali che hanno vissuto. Attraverso il racconto, i nonni hanno saputo evocare un intero mondo. È bastato un breve accenno a case, persone, luoghi, oggetti noti anche ai nipoti, per creare uno spazio condiviso e trasformare quella che all’inizio era una semplice testimonianza in un confronto tra generazioni, in una conversazione tra epoche; è per questo che gli studenti hanno scelto di registrare le loro voci. Prima di trascriverle infatti, volevano essere liberi di cambiare il canovaccio, chiedere ulteriori spiegazioni, lasciarsi stimolare dalla curiosità senza farsi irrigidire da uno schema troppo stretto. Diversi, uguali. C’è una cosa che accomuna tutti i nonni intervistati: è il modo in cui rivelano ciò che ricordano. Sono immagini che tengono minuziosamente nascoste ma che, nell’istante stesso in cui vengono raccontate, divengono gemme preziose, da custodire perché non vadano perse. Il mandarino di quando Carlo (che oggi ha 81 anni) era solo un bambino è rimasto appeso all’albero fino a Natale, in attesa di essere gustato; sono queste le piccole scintille di speranza che affiorano dai ricordi e che, nonostante il coprifuoco, la paura e la miseria di allora, fanno sì che oggi gli occhi di Carlo si illuminino proprio come una volta.

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