Campionato di Giornalismo il Giorno

Lo straniero della porta accanto

I MASS MEDIA parlano di immigrazione- secondo noi - solo quando accadono gravi fatti per collegarli alla criminalità e per chiedere interventi repressivi. Se si parla di certi reati sui media si precisa che il delinquente è un albanese, rumeno, russo, senegalese, mai però un lombardo, laziale, veneto, emiliano. È solo pregiudizio? Abbiamo voluto approfondire e siamo andati di casa in casa per chiedere ai residenti italiani e stranieri di fotografarci la realtà. NEI COMUNI di Montù Beccaria, Bosnasco, San Damiano e Zenevredo, oltre il dieci per cento dei residenti è di origine extracomunitaria. Quasi tutti sono grati per aver trovato un lavoro che ha loro permesso di «ampliare la famiglia», per alcuni addirittura l'opportunità di sposarsi. È stata fondamentale la conquista di una stabilità economica, l'accesso alla pubblica istruzione e all'assistenza sanitaria. Molti sono riusciti a comprarsi una casa. Altri però non hanno aperto le porte, non hanno rilasciato dichiarazioni. Perché? Impossibilità di integrarsi, difficoltà linguistica? Eppure le istituzioni, dalla scuola alla Chiesa e alle Amministrazioni dimostrano volontà di interloquire. La prima seguendo la crescita culturale e l'apprendimento scolastico attraverso un supporto adeguato alle necessità dei ragazzi, la seconda promuovendo l'aggregazione, non necessariamente legata all'insegnamento dottrinale, le amministrazioni esercitando un controllo dei diritti civili. Ci sembra dunque che l'integrazione sia possibile nel rispetto delle differenze. Esiste, però, anche da parte di chi giunge qui il rifiuto di integrarsi, attraverso la condivisione dei valori comuni. Questo atteggiamento spesso è determinato dalla chiusura delle famiglie, che invece di spronare i propri figli a partecipare alla vita di gruppo, tendono a isolarli accentuando così il rischio di emarginazione. Quasi tutti tendono a mantenere le proprie abitudini etniche che, adeguatamente mediate, sono basilari per il rispetto delle identità ma che a lungo andare possono trasformarsi in chiusura e impedire una vera vita sociale. Resistenze che abbiamo notato diminuiscono col tempo: le barriere cadono e si comincia a pensare alla diversità etnica come a un arricchimento e non come a un limite.

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