Campionato di Giornalismo il Giorno

Lo sport è di tutti e per tutti

GLI STUDENTI della primaria di Borgo San Pietro l'hanno accolta in classe con l'inno d'Italia e lei si è commossa ed emozionata. Non potevano fare diversamente con un'atleta così. Erano curiosi di conoscerla, di incontrarla, orgogliosi di essere suoi concittadini. Patrizia Spadaccini, classe 1960, è nata e vissuta a Crema, una città che ha dato tanto allo sport in generale. Atleta normodotata, ha conquistato due medaglie d'oro alle Paralimpiadi di Atlanta del 1996 insieme allo sportivo non vedente Daniele Costa. IN CITTÀ ha dato il via ad una iniziativa denominata «Tandem per ipovedenti», organizzata dalla cooperativa sociale «Scaccomatto» all'interno del progetto «Sportabilità», con il coinvolgimento della A.C. Crema 1908, in qualità di ente capofila, e la collaborazione di tante altre realtà tra le quali l'Anffas Onlus Crema, Igea, Krikos, Altana, Filikà e l'Opera Pia San Luigi. È stata una lezione insolita e gli alunni sono rimasti in assoluto silenzio, ascoltando con interesse e soprattutto molta curiosità. I racconti della sua infanzia li hanno affascinati. Patrizia ha ricordato i suoi esordi sportivi con il minibasket all'età di sei anni, poi si è avvicinata all'atletica e circa dieci anni dopo vi è stato l'incontro con la bicicletta che è diventata la sua passione. Inizialmente, essendo ancora adolescente, per avvicinarsi a questa disciplina sportiva ha dovuto affrontare alcune difficoltà, poiché la madre, per timore che si facesse male, cadendo, la ostacolava. Alla fine la sua determinazione ha vinto. «La prima vera e grande tifosa è stata proprio lei, mia mamma», ha affermato con fierezza. Il suo è stato davvero un lungo viaggio, fuori e dentro se stessa. Oggi il sogno è diventato un lavoro importante, un impegno instancabile, a 360 gradi, in favore del ciclismo in tandem con gli ipovedenti: «Io amo tutti gli sport e ne ho praticati tanti, ora ho trovato questa nuova dimensione, aiutando gli altri. È una sensazione incredibile, è un modo diverso di vivere la vita e non solo lo sport». Gli studenti hanno cercato di capire meglio il significato delle sue parole (“fiducia”, “guidare l'altro”) e hanno fatto alcuni esperimenti in classe. Hanno attraversato l'aula con gli occhi chiusi, guidati da un compagno, cercando di evitare gli ostacoli. Un'impresa non semplice. Si sono resi conto di quanto è impegnativo per tutte e due le persone. È stata davvero una lezione diversa. Una lezione di vita.

CLICCA QUI PER APRIRE LA PAGINA