Campionato di Giornalismo il Giorno

La storia vista da vicino

UNA GRANDE radura circondata da fitti boschi si apre alla fine del sentiero che sale su per la collina. Siamo a Giovenzana, in località Pessina, nel comune di Colle Brianza (LC), al confine con Castello Brianza. Proprio in questo bel luogo, nell'autunno del 1943, sono accaduti fatti crudeli e dolorosi. Dopo l'8 settembre, alcuni prigionieri, fuggiti dal campo di raccolta di Grumello al Piano (BG), si erano nascosti nei boschi vicini a Giovenzana, con l'intenzione di formare una squadra partigiana. IL PARROCO del paese, don Riccardo Corti, aveva offerto un rifugio ai fuggiaschi, che non avevano un luogo in cui sentirsi al sicuro. Tutto il paese aveva voluto aiutare. Alcuni di loro furono accolti nelle case o in canonica. Gli ultimi si nascosero a Pessina, in una cascina di proprietà della parrocchia. Ogni giorno qualcuno andava lassù ad aiutarli rischiando la vita. Infatti, una legge del governo fascista puniva chi nascondeva dei ribelli. In quei giorni, si aggirava per il paese un forestiero che si mostrava amico del parroco e della popolazione. In realtà, costui era una spia fascista, che riferì tutto ai suoi superiori e ai responsabili tedeschi. Fu così che l'11 ottobre 1943 una squadra di SS tedesche e di fascisti italiani arrivò a Giovenzana. Circondata la casa di don Riccardo, lo obbligarono ad uscire e a consegnare le persone che nascondeva. I soldati portarono il prete e i prigionieri nella piazza del paese e li tenevano sotto tiro. Intanto, un altro gruppo si recò su alla cascina. Con le armi spianate, obbligarono gli uomini ad uscire. Due di loro tentarono la fuga, ma furono subito colpiti dai mitra e uccisi: erano Josè Martinez e Andrea Sanchez, due spagnoli che si erano uniti alle truppe inglesi del generale Alexander. Nel frattempo, i soldati minacciavano di bruciare il paese per punizione per aver aiutato fuggitivi. Don Riccardo si oppose, sostenendo con forza di essere l'unico responsabile. Così Giovenzana venne risparmiata, ma il prete fu condotto via, condannato e deportato nel campo di lavoro di Kaisbem Donauworth in Germania. Qui rimase fino al 9 febbraio 1945, quando venne rilasciato per intervento del cardinale di Milano, Ildefonso Schuster. Oggi, a Pessina una lapide ricorda questi tristi fatti. Il luogo ospita spesso le celebrazioni del 25 aprile.

 

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