Campionato di Giornalismo il Giorno

Chi ha cuore per intendere

A SETTEMBRE, alla riapertura delle scuole, o anche in corso d'anno capita, la sorpresa di scoprire nell'elenco degli alunni in classe un nome nuovo, un bambino «nuovo». Non è facile entrare in una classe dove non si conosce nessuno e al contempo tutti si conoscono. Quanti bambini, magari provenienti da altri Paesi, hanno ricevuto un «abbraccio» vero? La classe è come una grande famiglia. L'ANNO SCORSO è arrivato in classe un bambino, di origine filippina. È stato accolto con gentilezza perché era chiaro che in quel momento era triste. Tutti hanno organizzato dei giochi per farlo sentire a suo agio e tranquillizzarlo. Dopo un po' ha cominciato a parlare della sua situazione familiare e dei motivi che lo facevano soffrire. In classe seconda arrivò un bambino che non sapeva molto bene la lingua, perché aveva vissuto sino ad allora in Romania. Anche lui è stato accolto con simpatia e per un intero anno, durante gli intervalli, è stato aiutato ad usare le parole con le doppie. Spesso veniva invitato a giocare a casa dei compagni e questo lo rendeva felice. È poi arrivato un nuovo compagno davvero speciale. Lui vede il mondo in modo diverso e vorrebbe dire tante cose ma non ci riesce. Durante l'intervallo mangia la merenda nel suo banco con qualche bambino che gli fa compagnia. È contento quando ripete le stesse attività perché questo, dice la maestra, lo rassicura. Quando è stanco di stare in classe, due o tre bambini rimangono con lui nell'altra aula dove si possono guardare i cartoni animati, si cantano delle canzoni, si può saltare e ballare. Si deve però stare attenti a non disturbarlo troppo. Il nostro amico ama la musica e le immagini; a volte appare confuso e agitato perché è autistico. Conoscendolo meglio, si è capito che i cambiamenti bruschi o le voci troppo alte lo disturbano. Lui impara toccando tutti gli oggetti ed è spesso in movimento. Possiede molte qualità: è buono, giocherellone e anche intelligente. La sua presenza ha fatto bene a tutta la classe: tutti possono così, con l'aiuto delle maestre, capire meglio come può sentirsi un bambino che ha più difficoltà degli altri. Abbiamo accolto, infine, una bambina dello Sri Lanka. Non sapeva l'italiano e non poteva comunicare con i suoi nuovi compagni. Con cartelloni, disegni, giochi, ha imparato a leggere e scrivere.

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