Campionato di Giornalismo il Giorno

La musica è dentro di noi

 

 «QUESTO GENERE di musica è una grande rappresentazione teatrale, dove le persone cantano anziché parlare». I ragazzi della quinta D della scuola primaria di Rovato Centro sono esperti di opera lirica, infatti, fin dalla classe prima partecipano al Progetto d'Istituto «Opera Domani». L'anno scorso, ad esempio, con l'aiuto dei loro insegnanti e di una cantante lirica, sono diventati protagonisti della «Turandot» di Giacomo Puccini al teatro «Amilcare Ponchielli » di Cremona. Un vero spettacolo di opera lirica, con cantanti professionisti e orchestra a cui la platea partecipa attivamente cantando alcune arie. «Nessun dorma» di Luciano Pavarotti è una delle canzoni che ha appassionato maggiormente i ragazzi perché è un'aria ricca di enfasi ed entusiasmo. LE EMOZIONI dei personaggi sono diventate le loro emozioni, perché, quando si entra in questo mondo, ci si fa completamente coinvolgere. È la storia del popolo di Pechino, che vive un'esistenza triste e grigia a causa della figlia dell'Imperatore, la ragazza dal cuore di ghiaccio. I sudditi, fedeli alla loro principessa, sognano di tornare a vivere in un mondo colorato. Calaf, il principe di Persia, dapprima ripugnante davanti ai suoi atteggiamenti, poi è rapito dalla sua regale bellezza e cerca di conquistarla. La regista Silvia Paoli spiega il perché ha deciso di trasformare Turandot in una falena. «Da piccola avevo paura degli insetti perché sembravano appartenere a un altro mondo, così ho immaginato la principessa come una falena, cioè una farfalla che vive di notte, incastrata in quel sentimento di vendetta, che porta tutti gli altri insetti a non essere più se stessi». La forza dell'amore e l'apertura verso gli altri l'hanno aiutata a ritrovare le emozioni ormai dimenticate. «Osservare meglio tutti gli esseri viventi e conoscerli, per superare le paure e imparare ad apprezzarli», questo è il messaggio che ha trasmesso la regista Paoli. A volte, infatti, i nostri occhi non sono sufficienti per capire ciò che ci sta intorno, e quindi abbiamo bisogno degli «occhi del cuore».

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